Cieli bianco amianto, spiragli di giustizia grazie all’Ona

L'hangar dell'Atitech oggi

«Ero maresciallo specialista elettromeccanico di bordo. Preparavo gli aerei in ogni fase e in ogni loro parte, prima e dopo il volo. Chissà dove l’ho respirata la fibra che mi ha fatto ammalare». Nunzio Pierini è un ex dipendente della Aeronautica militare, e qualche mese fa gli hanno diagnosticato il mesotelioma pleurico. Il tumore da amianto. Sta lottando con la chemioterapia ma arrendersi non fa parte del suo vocabolario e anzi, ha trasformato la sua battaglia da individuale a impegno collettivo. Già, perché in aeronautica, sia civile che militare, è stato utilizzato l’amianto, anche se i dipendenti non ne erano a conoscenza. Fino a poco fa nemmeno esisteva un’associazione di categoria, semplicemente, chi si ammalava, provvedeva ad avvisare i conoscenti. «Così ho fatto io – ci dice Pierini – subito dopo la diagnosi mi sono attaccato al telefono e l’ho detto a tutti i miei colleghi. State attenti, controllatevi, al primo sintomo di affaticamento andate in ospedale. Erano tutti sorpresi, tra di noi non si era mai parlato di amianto». Si chiama “lavoro usurante” il benefit previdenziale dei dipendenti dell’aeronautica: «Ma qui non si tratta di lavoro usurante, si dovrebbe chiamare lavoro letale».

Proprio in questi giorni, però, arriva da Napoli una notizia che può offrire uno spiraglio per le loro battaglie legali. Il gip del tribunale partenopeo ha respinto la richiesta di archiviazione della procura per un procedimento che riguarda la Atitech, la società che per conto di Alitalia svolgeva la manutenzione in numerosi aeroporti italiani, compreso Capodichino. Due ex dipendenti sono morti per mesotelioma pleurico e decine sono le altre vittime che chiedono di poter essere ammesse nel procedimento. Il gip ha accolto la tesi dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto: «Abbiamo costituito il Comitato Vertenza Amianto Aviazione Civile e Militare perché nel settore ci sono tanti malati, ma non vengono alla luce – ci dice l’avvocato – ognuno nel suo silenzio disperato, a combattere per la vita. Ma bisogna fare rete e ottenere per queste persone i dovuti risarcimenti e non solo. Condurremo la lotta anche in sede penale e ci costituiremo parte civile nel procedimento».

La procura di Napoli ha chiesto il rinvio a giudizio per i manager dell’Atitech, si deciderà nell’udienza del 2 aprile.
Già l’anno scorso il Tribunale di Napoli aveva condannato Atitech al risarcimento dei danni sofferti dai familiari di una delle vittime del mesotelioma, dipendenti della società e la corte di Appello di Milano ha ammesso al regime contributivo privilegiato in quanto lavoratore esposto un’ex hostess che ha respirato le fibre a bordo del velivolo, come ha accertato la perizia presentata da Bonanni. Il velo si è squarciato. La battaglia è appena iniziata.

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Eternit, Torino oggi ci parla di un punto di non ritorno

Dal primo all’ultimo ho voluto sentirli. I nomi e i cognomi, anzi i cognomi e  nomi, nell’ordine in cui sono stati pronunciati, delle migliaia di vittime e dei parenti, vittime anche loro, dell’amianto dei due “signori Eternit”. Mi son seduta accanto a un amplificatore, mi sono isolata dal mondo intorno e ho seguito la lettura dei nomi, Finocchio Palmira congiunto di Cavaliere Antonio, Costanzo Elisabetta congiunto di…

Bella la parola “congiunto“. Giunto con. Uniti, legati. Per sempre, nella vita e in questo dolore. E ora uniti nella storia da una sentenza di giustizia.

Un rosario di nomi che mi ha fatto venire in mente la scena di un film che adoro, “Il muro di gomma”. Lì  una voce impersonale leggeva i passeggeri del Dc9 di Ustica a parenti che capivano in quel momento di non poter riabbracciare mai più i loro cari. Qui la voce a tratti emozionata del giudice ha restituito vita e dignità a migliaia di persone.

Abbiamo vinto, oggi. Leggi l’articolo completo

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Eternit, aspettando la sentenza con la “toga verde” per eccellenza, Raffaele Guariniello

Voglio prepararmi a domani, al giorno in cui arriverà la sentenza di primo grado al processo Eternit, segnando bene in memoria quanto ha detto un paio di giorni faRaffaele Guariniello, procuratore aggiunto di Torino, istruttore del processo e una delle toghe verdi più preparate e agguerrite d’Italia: «Non importa – ha detto Guariniello – quale sarà l’esito del nostro processo. L’importante è portare il problema alla luce del sole. Non solo da noi a Torino, ma dappertutto. Mi hanno mostrato foto e filmati di operai che in Brasile, in India e in Cina non portano nemmeno una mascherina sul volto, altro che protezione totale. Ma l’uomo non può essere trattato in maniera diversa a seconda di dove vive».

L’uomo non può essere trattato in maniera diversa a seconda di dove vive. E di dove lavora, aggiungo io. Leggi l’articolo completo

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Un’altra buona notizia? Da non crederci (Invece è vero, ma solo per metà)

Il fumo di quei camini inquinava. Il fumo, che usciva da quei camini tra il 1998 e il 2004, ha causato danni ambientali ma anche, e soprattutto, sanitari.

Bel colpo, per la procura di Rovigo. Il Gup ha accolto la tesi del pm Fasolato e ha rinviato a giudizio gli amministratori Enel e gli ex direttori della centrale termoelettrica a olio combustibile di Porto Tolle.

Aspettavamo da tempo che le indagini finissero e il processo iniziasse, e finalmente ci siamo.

Ricordo bene quando a fine luglio Giorgio Crepaldi, del comitato Cittadini Liberi, mi ha portato in giro per il Parco del Delta del Po. Mi ha fatto notare come la centrale fosse seduta, quasi accoccolata, in mezzo al territorio sparso dei comuni del Parco.

In quei sei anni a cavallo di secolo l’Enel avrebbe potuto “ambientalizzare” gli impianti, adeguarli, cioè alla miglior normativa ambientale, ma non l’ha fatto, e così la procura indaga. Perchè a causa di quel ritardi ci sono state decine di persone ammalate, bambini compresi. Gli effetti di quei fumi tossici, ha accertato uno studio commissionato dalla procura, si sentivano fino a 14 chilometri di distanza.

Il passato è d’obbligo. Purtroppo, però, potrebbe diventare già futuro. Leggi l’articolo completo

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Stasera festeggiamo Casale Monferrato, Italia

Qualcuno ha scritto che stapperà una bottiglia di buon Barolo, stasera.

Qualcuno promette di ubriacarsi.

Qualcun altro è proiettato al 13 febbraio, il giorno della sentenza.

Io sono dietro le finestre e vedo una Roma incredibilmente innevata. E mi sembra che il silenzio che circonda la città sia perfetto per questa serata. Perchè voglio godere di questa notizia, farla scendere dentro di me, farla radicare, perchè sia bagaglio culturale del futuro.

Il comune di Casale Monferrato ha deciso, una manciata di ore fa, di dire no ai 18 milioni di euro promessi da Mr. Eternit. Non un regalo, ma una offerta d’acquisto. L’ex magnate della fabbrica che ha appestato Casale, ma non solo, uccidendo solo lì 1800 persone, voleva in cambio che il comune simbolo della lotta contro l’amianto, uscisse dal processo ritirando la costituzione di parte civile.

Beh, la tentazione c’è stata. E pure il primo sì. A dicembre. Non le dimentico le cronache di quei giorni. Cittadini trattati come appestati, messi alla porta durante il consiglio comunale in cui Casale disse sì. Leggi l’articolo completo

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Casale Monferrato, non tradire i tuoi cittadini

foto tratta da ecoblog.it

È oggi il giorno definitivo, della scelta.

Scade oggi il termine entro il quale, se volesse, il comune di Casale Monferrato potrebbe invertire l’ordine della cronaca.

La cronaca è fatta di denaro che può comprare tutto. Di potere che surclassa la buona volontà. Di Davide che soccombe al Golia di turno.

Oggi il sindaco del comune di Casale Monferrato può ancora decidere di non accettare i soldi messi a disposizione da Mr. Eternit.
Non si tratta di un pugno di noccioline, ma neanche tutti i dollari della Federal Reserve potrebbero ripagare 1.800 morti, nella sola Casale.

E mica sono solo gli operai della fabbrica della morte? Sono morti giardinieri, postini, donne, ragazze. Tutti con quella fibra letale nei polmoni.

Sindaco, questo è un appello che sta arrivando da tutta Italia. La sente la voce del dissenso? Non accenda la televisione, non la troverà. Si colleghi a internet, ascolti i suoi cittadini che si fanno forza a vicenda su Facebook, nell’associazione Voci della Memoria, nelle assemblee. Che chiedono sponda alla loro voce, e la trovano, nei blog, nei quotidiani, sui siti di informazione. Digiti oggi le parole Casale Monferrato Eternit su google news, non potrà rimanere sordo.

Ha un ruolo pubblico, signor sindaco, lei rappresenta i cittadini di Casale, ma non solo. Rappresenta le vittime della Eternit, ma non solo. Lei può rappresentare oggi chi ha subito ingiustizia, ovunque si trovino, ovunque abitino.

Coraggio, e dica quel no.

Mr. Eternit, prenda i suoi soldi e fugga via.

E ci vediamo a Torino, il 13 febbraio, quando sarà letta la sentenza.

 

Ecco due articoli dove trovare le informazioni sulla vicenda:

http://www.linkiesta.it/casale-monferrato-risarcimento

http://www.linkiesta.it/eternit-casale-monferrato

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L’Ilva inquina. La “scoperta” dei periti

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Nelle lunghe chiacchierate con i tarantini mi ha sempre colpito la loro tenacia nella lotta e la loro capacità di restare lì, ad aspettare la giustizia, chiedendo attenzione nel resto d’Italia, attenzione che solo raramente, purtroppo, c’è stata.

Adesso la giustizia, anzi la Giustizia, con la lettera maiuscola, potrebbe essere in dirittura di arrivo.

Le emissioni di gas, vapori, polveri e diossina che ogni giorno, e ogni notte, vengono sputate fuori dai camini dell’Ilva crea pericoli per la salute dei suoi lavoratori e della gente. E gli animali abbattuti nei mesi scorsi perchè ammalatisi pascolando nell’area industriale di Taranto avevano quasi impresso il marchiò di quelle emissioni, e l’azienda non ha fatto tutto quello che le compete per evitare quei pericoli.

Lo hanno scritto, nero su bianco, i periti chimici nella prima parte della maxi perizia depositata alla segreteria del gip di Taranto Patrizia Todisco,

La perizia si inquadra nell’incidente probatorio dell’inchiesta aperta dal procuratore Franco Sebastio, dall’aggiunto Pietro Argentino e dal sostituto Mariano Buccoliero (a proposito di Toghe Verdi…) nella quale risultano indagati Emilio e Nicola Riva, il direttore Luigi Capogrosso, il capo area cokerie Ivan Di Maggio, il capo area Agglomerato Angelo Cavallo. Leggi l’articolo completo

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Se le città sono inquinate, il cittadino va risarcito

Cari tutti, ecco un interessante articolo pubblicato su www.linkiesta.it

Duecentomila euro di risarcimento a duemila cittadini. Tanto dovranno pagare il ministero dell’Ambiente e della Salute secondo il Tar Lazio. Colpevoli, i due dicasteri, di aver lasciato che i cittadini di Lazio, Toscana, Trentino, Lombardia, Umbria, bevessero acqua contenente arsenico. Il ricorso è stato presentato e vinto dal Codacons che adesso sta affilando le unghie per passare da quella che hanno considerato la “prova generale” alla battaglia vera e propria: un milione di ricorrenti da raccogliere in decine di altre città in tutta Italia.

Per Carlo Rienzi, presidente del Codacons, si «tratta di una vittoria importantissima perché pone termine all’impunità di regioni e ministeri che per non spendere i soldi stanziati o non sapendoli spendere, hanno tenuto la popolazione in condizioni di degrado e di rischio di avvelenamento da arsenico. Ora i singoli presidenti delle regioni e i singoli ministri dell’Ambiente e della Salute succedutisi negli ultimi anni, quando promettevano all’Europa bonifiche delle falde in cambio di aumento dei limiti di presenza del metallo velenoso nelle acque, dovranno essere perseguiti dalla Corte dei Conti per rimborsare l’erario dei soldi che dovranno risarcire agli utenti». Secondo il Tar del Lazio, bere «acqua all’arsenico può produrre tumori al fegato, a cistifellea e pelle, nonchè malattie cardiovascolari». Leggi l’articolo completo

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I petrolieri trivellano il mare ma non pagano le royalties

Oggi vi proponiamo un articolo di Stefania uscito su Metro (qui il link per scaricarlo). Si parla di petrolieri e di trivellazioni, di concessioni selvagge e di ecosistemi in pericolo. Buona lettura!

Stop a trivellazioni libere. Lo ha deciso il governo cancellando la norma dal decreto liberalizzazioni. Dopo giorni di proteste l’esecutivo ha ceduto cassando la possibilità di privatizzare le «attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi».

Ma gli ambientalisti sono ancora in guerra perchè negli ultimi anni sono stati concessi numerosi “permessi di scavo” anche in zone dall’ecosistema fragile e delicato. Leggi l’articolo completo

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A Roccamurata la chiamano “La cava della morte”

Pubblichiamo oggi un articolo di Gabriele Majo, direttore di stadiotardini.com

Si chiama Cava le Predelle ma a Roccamurata di Borgo Val di Taro, piccolo paese nell’Appennino, tutti la chiamano affettuosamente “La cava della morte”.

Perché di lì a lungo si sono estratti – prima della interruzione dell’attività, cui però non è seguita la messa in sicurezza del sito – materiali pericolosi come la tremolite un particolare tipo di ofiolite, alias pietre verdi all’amianto, altamente nocive per la salute dell’uomo, potendo causare terribili malattie oncologiche, come il mesotelioma pleurico e il carcinoma del polmone. Leggi l’articolo completo

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