Taranto, la maledizione del mar Grande e dei politici

Più di tutto ricordo le cozze. Cioè: il sapore delle cozze. Erano dolci, grandi e dal mare avevano rubato un profumo che mi sarà per sempre familiare.

Michele mi suggerì di prendere quelle, e io seguo sempre i consigli di chi una città la vive, più che abitarla. Taranto è in mezzo al mare. L’acqua la circonda, l’abbraccia. È tutto porto, è tutto sponda.

L’acqua lambisce e cattura il respiro dei tarantini, portandolo al largo. È una città magica, Taranto.

E pure sfortunata. Per mano dell’uomo, ancora una volta.

Uno sversamento di venti tonnellate di carburante è fuoriuscito da un mercantile ormeggiato in porto e ha invaso l’acqua. Le immagini che circolano sono di dettaglio: piccole onde nere e dense che inutilmente tentano di mescolasi all’acqua. Il gasolio la sovrasta, riempendo le narici di tossicità. «Tutto sotto controllo, emergenza ambientale scampata», si è affrettato a dire l’assessore regionale all’ambiente Lorenzo Nicastro.

Mi chiedo: ma come fa a dire una roba simile? Ci sono 20mila chili di gasolio in mare. Ammesso che l”80% venga recuperato subito, ne resterebbero migliaia. E quello più pesante, che nuota verso il fondale? E la catena alimentare?

Non sopporto chi getta acqua sul fuoco. Un politico, poi. Bisognerebbe frenare l’emorragia verbale, passare ai fatti. Andare lì, innanzitutto, verificare, controllare, chiedersi, farsi dare un pezzo di carta, dove i tecnici abbiano scritto: “è tutto ok”. Poi, solo poi, dichiarare che è sotto controllo. Quando c’è la verità, non c’è bisogno di rassicurare.

Ma siamo nel Paese delle dichiarazioni ai microfoni. Non importa cosa si dice, basta blaterare.

I tifo per Taranto, e per i tarantini. Che ci sia una resurrezione anche per loro.

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Porto Tolle e il pasticcio dei miliardi scomparsi

Porto Tolle. Per chi non la conoscesse, è una cellula dormiente del piano industriale Enel.
Ex centrale a olio combustibile, ex futura centrale a gas, riconvertita sulla carta a carbone prima che i cittadini della vasta e diffusa provincia potessero abituarsi all’idea.
Condannata per gettito pericoloso di cose, su di essa pende un procedimento per l’avvelenamento e l’inquinamento che avrebbe  – secondo le perizie della procura di Rovigo – comportato conseguenze per la salute di bambini residenti fino a 14 chilometri dalla centrale.
Che per ora è ferma, ma non chiusa.
Ebbene, secondo una nota firmata da Greenpeace, Legambiente e Wwf, dal piano industriale dell’Enel 2012-2016 sono “scomparsi” i 2,5 miliardi di euro destinati alla conversione a carbone della centrale termoelettrica di Porto Tolle.   «Il progetto più pericoloso e dannoso per il clima, nel nostro Paese – rilevano le tre associazioni ambientaliste – è diventato un progetto fantasma. Ma i fantasmi non sono mai presenze rassicuranti».

Ma quella che potrebbe sembrare una buona notizia, è solo un grande pasticcio.

Leggi l’articolo completo

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I reati ambientali non conoscono crisi

Non avrei mai voluto leggere questi dati. E invece eccoli qua:

nel 2011 i reati  accertati dal Corpo Forestale dello Stato sono stati più di 16 mila, con un incremento del 17%   rispetto all’anno precedente. Il resoconto annuale dell’attività dei forestali  ha contato più di 800 mila controlli, dalla prevenzione incendi al traffico di animali alla protezione del ‘made in Italy’ agroalimentare. La lunga estate calda ha riportato al centro dell’attenzione il fenomeno degli incendi. In particolare, la Forestale ha accertato 6.515 reati di incendio boschivo, un numero quasi doppio rispetto all’anno precedente, denunciato 446 persone e arrestato 9, contestando 2289 violazioni amministrative per un importo complessivo di oltre un milione e trecentotrenta mila euro.

Il 2011 è stato un anno record anche sul fronte dei rifiuti, in cui sono stati accertati 1.951 reati, denunciate oltre 2mila persone e contestate 4.546 violazioni amministrative, con un importo record notificato pari a più di 13milioni di euro, con un incremento superiore al 60% rispetto al 2010. Quasi ottomila controlli, prosegue il rapporto, hanno riguardato il benessere degli animali: «Gli interventi effettuati dai nuclei specializzati – si legge – hanno portato alla scoperta di canili lager, combattimenti e corse clandestine, traffici illegali di cuccioli, avvelenamenti e maltrattamenti. Particolare attenzione, nell’era del web, è stata rivolta alla vendita on-line degli animali, che spesso nasconde delle truffe». A questo, sottolinea il rapporto, si aggiungono i controlli nell’agroalimentare e quelli sulla sicurezza in montagna, che da sola ha portato a 1200 interventi.

Che fare?

Inasprire le sanzioni, investire di più nelle attività investigative e nei mezzi a disposizione delle procure per perseguire gli autori dei reati.

Non dimenticherò mai cosa mi ha detto il gestore di una ditta di smaltimento di rifiuti pericolosi: il prezzo di essere beccati? Fa parte del rischio. Nonostante questo, delinquere conviene sempre.

Ecco, per spezzare il circolo vizioso, bisogna al più presto rendere meno conveniente questo calcolo.

 

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Una corte di giustizia internazionale… per l’ambiente. Clicco su Mi piace

Un’agenzia di stampa confusa tra le altre. Ma ci sono almeno tre parole che hanno attirato la mia attenzione: corte, internazionale, ambiente.

Leggo: «Oltre trenta tra relazioni e interventi, con la presenza di esponenti delle istituzioni italiane ed europee, economisti, climatologi, rappresentanti delle associazioni ambientaliste e delle principali sigle impegnate nella green economy, si riuniranno il  9 maggio a Roma, nella sala ‘Pietro da Cortonà dei Musei Capitolini, per un seminario organizzato dall’Icef, International Court of the Environment Foundation. L’obiettivo dichiarato è di «fare pressione sul governo perchè si faccia portavoce della proposta di creare una Corte Internazionale per l’Ambiente, durante i lavori di Rio+20, la Conferenza Onu sullo sviluppo sostenibile in programma a Rio de Janeiro nella seconda metà di giugno». Spiega il direttore dell’Icef, Amedeo Postiglione, presidente onorario aggiunto della Corte di Cassazione: «Il nostro auspicio è che questa sessione di lavori, oltre a illustrare nel merito la proposta di istituire una Corte mondiale per l’ambiente, serva per far esprimere ai molti autorevoli esponenti delle istituzioni nazionali e locali la loro opinione chiara sull’argomento e aiuti a costruire una ‘massa criticà che faccia pressione sul governo italiano, in vista dei lavori di Rio de Janeiro».

Bello. Vado sul loro sito e leggo: «La piattaforma della Fondazione si concentra sui meccanismi di risoluzione delle controversie nel diritto internazionale dell’ambiente e sull’accesso alle informazioni, partecipazione e giustizia. I suoi obiettivi sono:

  • La promozione di un sistema equilibrato di governo mondiale dell’ambiente, che include il profilo politico-amministrativo e quelli giurisdizionali;

La creazione in particolare: di un’agenzia internazionale dell’ambiente, con funzioni di più efficace controllo, monitoraggio e gestione dell’ambiente, e di una Corte Internazionale dell’Ambiente nella forma considerati più appropriato dalla comunità internazionale, che dà accesso non solo agli Stati, ma anche alle associazioni e agli individui”.

Vabbè mi hanno convinto. Approfondirò.Hai visto mai che si può creare una rete di toghe verdi internazionali?

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Una buona notizia: c’è chi fa leggi a favore dell’ambiente

A volte le sorprese possono arrivare così, mentre si sta facendo tutt’altro.

Ed è così che è andata. Stavo facendo tutt’altro. La mia pagina due sul quotidiano Metro. La mia creatura giornaliera, da un pacchetto di anni a questa parte. Quando mi arriva la solita mail di AmbienteDiritto. È una di quelle riviste in abobnamento, dall’impaginazione senza troppa fantasia ma dagli spunti interessanti. Oggi mi ha regalato un sorriso di buonumore.

La regione Friuli Venezia Giulia ha appena emanato una legge per il controllo delle emissioni nocive che, se fosse stata applicata in Puglia, non staremmo a parlare di 90 morti in sette anni per i fumi dell’Ilva.

La voglio incollare qui, in questo blog dove approdano in genere storie di uomini e di donne, di comitati e di avvocati, di guerre in tribunale e di speranze disilluse.

Questo è un testo giuridico, che può risultare arido, ma leggetelo e sentitene il sapore. Non dico che l’Italia è migliore per questa legge regionale, ci mancherebbe altro. Dico che la notizia di questa legge regionale dovrebbe essere diffusa, perchè ci fa pensare che non sempre la politica è quell’ottuso esercitare il potere e basta.

Regione Friuli Venezia Giulia
Legge Regionale n. 1 del 13-02-2012

Norme urgenti per il contenimento delle emissioni inquinanti da  benzo(a)pirene, arsenico, cadmio e nichel sul territorio regionale.

(B.U.R. Friuli Venezia Giulia n. 7 del 15.02.2012)
ARTICOLO 1
(Finalità e ambito di applicazione)

1. La Regione Friuli Venezia Giulia, alla luce dei principi di cautela di cui all’articolo 191 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e  conformemente al decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155 (Attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualita’ dell’aria ambiente e per un’aria piu’ pulita in Europa), individua misure specifiche ai fini della rilevazione e del contenimento delle emissioni inquinanti da benzo(a)pirene, arsenico, cadmio e nichel.
2. Le misure di cui alla presente legge si applicano nelle aree della regione in cui si accerti il superamento per gli inquinanti di cui al comma 1 dei valori obiettivo stabiliti dal decreto legislativo 155/2010 presso una o piu’ stazioni di rilevamento comunque posizionate sul territorio regionale.
ARTICOLO 2
(Definizioni)

1. Ai fini della presente legge si intende per <<tutela della salute e dell’ambiente>> la tutela della salubrita’ ambientale, individuata, nel rispetto delle parti prima e seconda del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), e in conformita’ al decreto legislativo 155/2010 , come valore prioritario da considerare nell’adozione delle forme di tutela idonee al fine di prevenire ed evitare situazioni di dannosita’ per la salute umana.
ARTICOLO 3
(Misure urgenti di protezione e tutela della salute)

1. In presenza di un rischio di dannosità per la salute e per la tutela dei valori di cui all’articolo 2, il raggiungimento dei valori obiettivo di cui all’articolo 1, calcolati come media su un anno civile, deve essere conseguito nel piu’ breve tempo possibile.
2. In caso di superamento dei valori obiettivo, anche prima della scadenza annuale qualora esso sia tale da escludere ogni possibilità di raggiungere, alla scadenza stessa, tali valori, il Comune, sentita l’Azienda per i servizi sanitari, adotta misure urgenti per la protezione e tutela della salute, anche mediante azioni limitative e sanzionatorie nei confronti dei soggetti inquinanti.
3. Il Sindaco, in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica di cui al comma 2, provvede ad adottare ordinanze contingibili e urgenti ai sensi dell’ articolo 117 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59 ), nonchè dell’ articolo 32, terzo comma, della legge 23 dicembre 1978, n. 833 (Istituzione del servizio sanitario nazionale).
4. Ai fini della determinazione delle misure per il contenimento entro i valori obiettivo delle emissioni registrate in qualunque stazione di misurazione regionale, la Regione si avvale del supporto tecnico-scientifico dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (ARPA).
5. L’ARPA provvede alla scelta dei siti dove posizionare le stazioni di rilevamento, fisse o mobili, nonché alla loro manutenzione e controllo, in coerenza con gli obiettivi stabiliti dalla presente legge.
6. Nel Piano regionale di miglioramento della qualità dell’aria, di cui all’ articolo 9 della legge regionale 18 giugno 2007, n. 16 (Norme in materia di tutela dall’inquinamento atmosferico e dall’inquinamento acustico), è prevista una sezione specificamente dedicata alle aree in cui i livelli degli inquinanti di cui all’articolo 1 superano i valori obiettivo.
7. La Direzione centrale competente in materia di ambiente comunica ai Comuni, alla Provincia e alle Aziende per i servizi sanitari competenti per territorio i dati relativi alla qualita’ dell’aria nelle aree in cui si verifica il superamento dei valori obiettivo e trasmette al Ministero dell’ambiente e all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) le relazioni e le comunicazioni previste dall’ articolo 19 del decreto legislativo 155/2010 .
ARTICOLO 4
(Misure sulle principali sorgenti di emissione)

1. A seguito delle risultanze del Piano regionale di miglioramento della qualita’ dell’aria, la Regione procede, nei limiti previsti dall’ articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 155/2010 , al riesame dei provvedimenti di autorizzazione integrata ambientale, emessi ai sensi del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59 (Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento), e della parte seconda del decreto legislativo 152/2006 .
2. Per gli impianti di cui all’ articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 155/2010 , la procedura di riesame di cui al comma 1 non impedisce nè interrompe l’applicazione delle sanzioni previste dall’ articolo 29 decies, comma 9, del decreto legislativo 152/2006 .
ARTICOLO 5
(Controlli e verifiche)

1. La Regione provvede attraverso l’ARPA al controllo e alla verifica della costante applicazione delle misure per il contenimento delle emissioni degli inquinanti di cui all’articolo 1 nonche’ dell’efficacia delle azioni intraprese.
ARTICOLO 6
(Oneri)

1. Gli oneri connessi all’attuazione delle misure urgenti di contenimento delle emissioni di cui all’articolo 3 sono a carico dei soggetti titolari delle sorgenti di emissione interessate.

 

Beh, sappiamo tutti quali commistioni possano nascere tra potere legislativo, di controllo, enti preposti… Ma un testo del genere permette di vigilare. E non è roba da poco.

Stefania

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Ciao direttore, e grazie per il tuo coraggio.

Un’altra vittima della fabbrica maledetta. Qualcuno la definirà “vittima eccellente”. E al di là delle etichette, che non sopporto, Marco Giorcelli eccellente lo era.

La sua umanità, era eccellente.
E lo erano la sua intelligenza e la sua forza nel non stancarsi mai di denunciare l’enormità della tragedia che aveva colpito Casale.
Ha diretto il Monferrato.it, un quotidiano che è andato ben al di là dei confini territoriali, pur rivendicati dalla testata, per essere punto di riferimento per quanti tra noi hanno dedicato vita alla lotta contro l’amianto.

Quando un anno fa tutti noi sapemmo della diagnosi, cominciammo a contare i giorni che ci separavano dalla fine. È inutile che ci giriamo intorno, è così.
Il mesotelioma pleurico non dà scampo.

Hai fatto in tempo ad assistere alla sentenza, direttore.
E se è arrivata, è anche merito tuo.

Un abbraccio a Silvana Mossano, giornalista la Monfessato dall’80 e poi alla Stampa. Il suo libro “Malapolvere”, è giustamente dedicato a suo marito Marco Giorcelli.
Leggete Malapolvere, capirete cosa accade nella vita di una donna, e madre, quando in una lastra spunta un cirro.

Stefania

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Adesso tutti si accorgono che l’Aia concessa all’Ilva è troppo morbida.

Aia da rifare. L’autorizzazione integrata ambientale sarà rivista. C’era bisogno del risultato dell’indagine epidemiologica per smuovere l’aria torbida a Taranto. Oppure, meglio ancora, delle elezioni. L’attuale sindaco è sempre più lontano dai cittadini, o, perlomeno, dai cittadini interessati alla questione ambientale e quindi alla propria salute, e scendono in campo i Verdi, che proprio nella città pugliese potrebbero, per così dire, risorgere. Angelo Bonelli formalizzerà oggi la propria candidatura appoggiato dalla fetta più consistente degli ambientalisti e proprio in questi giorni è arrivata la decisione sull’Aia: il 14 marzo a Bari il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, si incontreranno per discutere il riesame della procedura Aia (Autorizzazione integrata ambientale) per il polo siderurgico di Taranto, che era stata rilasciata dall’allora ministro Stefania Prestigiacomo nell’agosto scorso e che secondo i periti del tribunale è insufficiente, e, appunto, inefficace.

E intanto l’Ilva, incurante della batosta rappresentata dalla perizia epidemiologica, prosegue con il ricorso al Tar proprio contro le prescrizioni fissate dall’Aia in vigore.  «Neppure in un momento drammatico come l’attuale l’Ilva ha dato prova di voler aprire una fase di dialogo più sereno con il territorio e le istituzioni, magari rinunciando alla istanza di sospensiva discussa»: lo ha sottolineato in una nota il Circolo Legambiente di Taranto riferendosi all’udienza di ieri dinanzi al Tar di Lecce in cui si è discusso appunto il ricorso presentato dall’azienda.  «L’Ilva – aggiunge l’associazione ambientalista – ha invece insistito pervicacemente nella propria richiesta di sospensione dell’efficacia del provvedimento di Aia, relativamente alle prescrizioni in materia di sistemi di abbattimento di macro e micro inquinanti, nonchè di rete di smaltimento delle acque reflue. Ciò risulta particolarmente e negativamente significativo anche in considerazione del fatto che il prossimo 14 marzo è previsto un incontro tra istituzioni locali e ministero, propedeutico alla riapertura del procedimento di Aia, e che – conclude l’associazione ambientalista – potrebbe essere proprio quella la sede nella quale, in contraddittorio con tutte le altre parti, andare a verificare le modalità di esecuzione e il peso delle prescrizioni».

L’Aia approvata dal precedente ministro dell’Ambiente, quindi, non è assolutamente adeguata agli impatti sanitari e ambientali di uno degli impianti siderurgici più grandi d’Europa, ma nonostante ciò l’Ilva si  opposta per vie legali. Le toghe verdi, qui a Taranto, hanno molto su cui lavorare.

 

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