L’inceneritore di Melfi e i tagli alle bonifiche

Una pubblicazione come tante, a cura dell’Arpa della Basilicata, ma che ha portato alla conclusione di un’indagine giudiziaria e a specifiche ipotesi di reato. Perché quei dati testimoniano che le falde acquifere di Melfi sono inquinate dalla presenza di metalli pesanti e solventi organici, cancerogeni.

Da qui le accuse: disastro ambientale, falsità ideologica, rivelazione e segreto d’ufficio, concorso in truffa aggravata in danno della Regione Basilicata e dei Comuni di Melfi e Lavello, omissione di atti d’ufficio. Sono i reati contestati all’ex direttore dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale in Basilicata e al coordinatore del dipartimento provinciale della stessa Arpab.

L’inchiesta, condotta dai carabinieri, è partita dall’inquinamento causato dall’attività dell’impianto Fenice, il termovalorizzatore di rifiuti situato nella zona industriale di Melfi.

L’Arpab lo scorso 16 settembre ha appnto pubblicato i dati riguardanti l’inquinamento delle falde acquifere dell’area circostante il termodistruttore di Melfi.

Sembrerebbe che l’inquinamento fosse già stato accertato nel 2002, senza però essere stato comunicato dai dirigenti di Fenice o monitorato dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale, che aveva l’obbligo di inviare relazioni periodiche alla Regione, alla Provincia di Potenza e alla Prefettura.

L’azienda, intanto, in una nota fa sapere che prende atto con serenità dei provvedimenti a proprio carico, “ribadendo ancora una volta di aver rispettato tutte le prescrizioni autorizzative ed informato costantemente, tempestivamente ed in modo trasparente tutti gli enti competenti”

Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha parlato della necessità della bonifica della falda e dell’area dello stabilimento da parte dell’impresa, “facendo piena chiarezza su eventuali omissioni o eventuali illeciti verificatisi negli ultimi anni”. “Il ritardo con cui la Regione non ha disposto la Autorizzazione Integrata Ambientale e i relativi interventi per rendere lo stabilimento pienamente compatibile dal punto di vista ambientale è certamente grave. Infatti, non definendo l’AIA nei tempi previsti dalla legge non solo è stata violata una norma, ma sono stati di fatto ritardate quelle bonifiche che appaiono urgenti”. “È da un mese che ho chiesto con una interrogazione la chiusura del termoinquinatore Fenice – replica Felice Belisario, capogruppo al Senato dell’IDV – ; il Ministro dell’Ambiente provveda subito a far disporre il blocco immediato dell’impianto, prima che anche a lei l’autorità giudiziaria contesti il reato di disastro ambientale”.

Bonifiche del territorio e della falda: ma con quali soldi visti i recenti tagli al ministero dell’Ambiente che, secondo fonti giornalistiche, dovrebbero proprio ricadere sulla voce “bonifiche”?

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