Emissioni tossiche e incendi nell’Acciaieria Valsugana

“Squilla il computer. L’espressione è impropria ma in un certo senso esatta. È Skype. Mi sta chiamando l’avvocato Mario Giuliano. Di persona non ci siamo mai incontrati, ma negli ultimi mesi c’è stata una fitta corrispondenza via mail.

Difende 560 parti civili nel processo contro i vertici dell’Acciaieria Valsugana riguardante le emissioni illecite dell’impianto: sono tutti cittadini della Valsugana, una valle che da Trento porta a Bassano, stanchi di essere ammorbati dai fumi dell’industria siderurgica, imposta negli anni Settanta a una valle con vocazione agricola e turistica – per esempio, Levico Terme e Roncegno Terme erano località turistiche già nell’Ottocento quando il Trentino faceva parte dell’Impero austro-ungarico. (…)

L’avvocato Giuliano è la mia buona notizia. Quando ascolto un dibattito politico, quando leggo un resoconto parlamentare o l’ennesima versione peggiorativa della già non condivisibile manovra, quando osservo l’inezia di un’opposizione appiattita sui soliti slogan come fossero degli incessabili ritornelli – e sto per deprimermi –, ecco che penso ai cittadini della Valsugana.

Un giorno hanno deciso di passare dalle lamentele ai fatti e si sono costituiti parte civile nel processo Fumo negli occhi, contro l’acciaieria, e nel processo Tridentum, contro il gestore del ripristino ambientale della ex cava di monte Zaccon”.

 

 

 

 

 

 

Tre gigantesche esplosioni sono avvenute nell’Acciaieria Valsugana di Trento e regolarmente filmate e registrate dal comitato dei cittadini residenti e dal loro avvocato Mario Giuliano.

Tutto è iniziato a partire dalle ore 21:23 del 25 ottobre.

“Con la prima esplosione – ci dice l’avvocato – un frammento supera addirittura di gran lunga l’altezza dei camini e va a schiantarsi dietro al camino, con la terza esplosione viene irrorata di materiale incandescente l’intera falda ovest del tetto e un frammento atterra a metà strada tra la cappa e il bordo ovest, a circa 50 metri dal punto dell’esplosione. Successivamente si sviluppa un incendio che dura mezz’ora visibile in gran parte nel filmato “fase centrale dell’incendio…”.

Un testimone che transitava sulla strada con la macchina riferisce di essersi bloccato per il timore di venire investito da materiale incandescente.

“È quindi sempre più evidente – continua Mario Giuliano – l’incapacità dell’impresa di operare senza creare pericoli e confidiamo che il PM vorrà tener conto anche di questo episodio, che arricchisce quantomeno di un’ipotesi di incendio colposo il nuovo procedimento aperto in seguito alle nostre denunce riguardanti le altre esplosioni”.

Tra una settimana a Trento ci sarà l’udienza del processo Fumo negli Occhi: non sono contestate solo le emissioni abusive, ma anche l’omissione dolosa di cautele contro gli incidenti sul lavoro e i falsi nelle autoanalisi perpetrati per prevenire controlli. Nel processo sono indagati cinque tra dirigenti e amministratori dell’Acciaieria Valsugana e quattro tecnici del laboratorio che avrebbe falsificato le analisi.

Secondo quanto è stato deciso nell’udienza del 30 novembre 2010, la parte del procedimento riguardante alcuni dirigenti e tutti i tecnici di laboratorio è stata trasferita per competenza a Brescia. È rimasto invece a Trento il troncone il direttore dello stabilimento e l’amministratore dell’impresa.

Gli imputati hanno messo a disposizione dei costituiti 1.000 euro per ognuno dei residenti a Borgo Valsugana, escludendo arbitrariamente gli abitanti dei comuni limitrofi. «Cifra modestissima se si riflette sul fatto che la mia richiesta è di 40.000 euro di provvisionale a testa, per un totale di 22.400.000 euro», commenta Giuliano.

Il giudice ha disposto una perizia per verificare se l’impianto, in seguito alle modifiche impiantistiche, sia in grado di produrre senza la reiterazione delle emissioni illecite contenenti una pluralità di inquinanti gravemente nocivi come ossido di carbonio, ossidi di azoto, idrocarburi policiclici aromatici, diossine, policlorobifenili, metalli pesanti.

Il tutto respirato dai lavoratori, e soprattutto dai cittadini. Per molti anni. Almeno trenta, anche se il processo si limita a considerare fatti che partono dal 2004.

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