A Testa di Cane i lavori per la discarica continuano

Riceviamo da Sergio Apollonio del Comitato Malagrotta:

“Che sia la “riserva strategica” del COLARI-Giovi srl in caso di fallimento dei siti alternativi a Malagrotta decisi dal Prefetto di Roma, o che sia destinata a diventare “tout court” la nuova discarica provvisoria (si fa per dire) della capitale, sta di fatto che a Testa di Cane i lavori preparatori su grande scala continuano – come si può vedere senza alcuna possibilità di dubbio dalle immagini allegate, nonostante le dichiarazioni in senso contrario che invano cercano di rassicurare i cittadini.

Del resto era tutto chiaro fin dal 28.12.2010 nella “ Lettera dell’Amministratore Unico della E. Giovi (Malagrotta) all’Assessorato alle Attività Produttive e Rifiuti della Regione Lazio sui rifiuti triturati, proposte e prospettive di gestione triennale” , nella quale si prospettava un programma triennale con l’allestimento di una discarica di cinque milioni di metri cubi a Testa di Cane, sufficiente per sopperire allo smaltimento dei rifiuti della capitale per tre anni.

Sarebbe letteralmente una pazzia, dopo 35 anni di megadiscarica a Malagrotta e 23 anni di inceneritore a Ponte Malnome (dal 1962 al 1985) andare avanti ora con un progetto di discarica a Testa di Cane, cioè in un invaso situato a qualche metro di distanza dal parco pubblico “Bosco di Massimina”, in un’ area profondamente e ufficialmente inquinata nelle falde acquifere e nelle acque superficiali, secondo i dati ARPA e ISPRA, in attesa da anni di un piano di messa in sicurezza per poter avviare finalmente la bonifica : un sito (Testa di Cane, appunto) immediatamente contiguo alla mega-discarica esaurita e tuttora colpita da procedura d’ infrazione europea, un sito, infine, che sarebbe ancora più a ridosso delle case di Massimina di quanto non sia stata e non sia tuttora Malagrotta. Senza contare i problemi di impatto ambientale aggiuntivo e relativi controlli problematici derivanti dalla Raffineria di Roma, dal gassificatore, dall’inceneritore dei rifiuti ospedalieri, dalle numerosissime cave, dagli impianti di carburante e gas (impianti a RIR – a rischio di incidente rilevante, come pure la raffineria) e infine dal traffico di mezzi pesanti (1.300 camion al giorno). Questa è Malagrotta“.

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