Amianto a Broni: la Spoon River dell’Oltrepò Pavese

La Spoon River dell’Oltrepò Pavese: a oggi, secondo un’indagine della magistratura, sono circa 700 le vittime dell’amianto a Broni, tra malati e deceduti: a queste vanno aggiunti i malati potenziali, le persone che si ammaleranno di qui al 2015, quando è previsto il picco dei tumori.

E tutto a causa della Fibronit che dal 1932 al 1993 ha prodotto cemento amianto. E ha devastato le famiglie.

Attive in questa zona al fianco delle vittime sono due associazioni: l’A.V.A.N.I. associazione vittime dell’amianto nazionale italiana, e l’Osservatorio nazionale amiantoche ha come presidente l’avvocato Ezio Bonanni.

Silvio Mingrino, presidente dell’A.V.A.N.I., a Broni ha perso entrambi i genitori. Il padre lavorava nella cementifera, la madre nello stabilimento non era mai entrata ma, come numerose vittime al feminile dell’amianto, la sua unica “colpa” è stata lavare la tuta del marito, o semplicemente abbracciarlo al ritorno da una giornata di duro lavoro.

Il problema non è solo legato al passato perchè, denunciano le associazioni, la Fibronit non è stata ancora messa in sicurezza e quindi le fibre killer continuano a svolazzare ancora oggi.

In ballo c’è la bonifica dell’area dell’ex Fibronit, situato in pieno centro cittadino. Lo stabilimento è chiuso, ma sporgendosi dalle fessure lungo la recinzione, lo spettacolo che balza agli occhi è più che preoccupante. Tetti in disfacimento e manufatti in cemento-amianto abbandonati sul piazzale. Un’area grandissima, della quale il solo piazzale è stato messo in sicurezza.

“A Broni – dice il presidente A.V.A.N.I. – abbiamo 300mila metri quadrati di coperture eternit, 60mila dei quali soltanto nell’area Fibronit”. Solo per la bonifica di quest’ultima ci vogliono 27 milioni di euro.

Uno degli obiettivi fondamentali portati avanti da A.V.A.N.I. è la bonifica delle costruzioni. A tal proposito l’associazione sta portando avanti un progetto molto ambizioso e interessante, in collaborazione con la Banca popolare di Milano e l’impresa Aeffe: un progetto di co-finanziamento a tassi agevolati per la rimozione dell’amianto dai tetti di Broni e dell’hinterland e la sostituzione delle vecchie coperture con pannelli solari. Un sistema che offrirebbe un doppio vantaggio, agevolando lo smaltimento dell’eternit, molto costoso e oneroso, e l’installazione di una fonte di energia pulita.

E l’avvocato Bonanni ha proprio in questi giorni lanciato l’allarme: nella legge di stabilità sono stati accorciati i tempi di prescrizione per presentare domanda di risarcimento danni allo Stato. Circa 500 mila persone, vittime dell’amianto e aventi diritto, potrebbero vedersi negata questa possibilità, che hanno conquistato invece rischiando la vita, e spesso, purtroppo, perdendola.

2 commenti

Archiviato in Amianto, Le battaglie di Togheverdi

2 risposte a “Amianto a Broni: la Spoon River dell’Oltrepò Pavese

  1. LAURA ROVERE

    Posso soltanto sottolineare la competenza e meravigliosa umanità dell’AVV. EZIO BONANNI.

  2. 🙂 condivido appieno Laura,
    grazie mille e continua a seguirci!🙂
    Stefania

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