Malagrotta bis, a Testa di Cane sequestrate le vasche abusive per i rifiuti romani

Due enormi vasche, profonde decine di metri, che avrebbero potuto accogliere un milione di metri cubi di rifiuti. La produzione di spazzatura di oltre tre anni a Roma. Del tutto abusive e a poche decine di metri dalla mega discarica di Malagrotta.

Le hanno sequestrate i carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) a Testa di Cane, in provincia di Roma, nell’ambito di un’inchiesta della Procura della Repubblica della capitale. Un’area di quasi tre ettari destinata, secondo l’ipotesi investigativa, a prendere il posto del grande sito di smaltimento, il più vasto in Europa, dopo la chiusura prevista a marzo.

«Il proseguimento naturale di Malagrotta», la definisce un investigatore. Le due vasche, pensate per rifiuti solidi urbani, sono state sequestrate per violazione delle norme edilizie ed ambientali: in sostanza non c’era l’autorizzazione per iniziare a costruirle – circa un anno fa, secondo quanto accertato – nè quella per usarle come discarica.

Il procuratore aggiunto di Roma Pietro Cucchiari ha indagato Francesco Rando, amministratore unico della società a responsabilità limitata E. Giovi, che gestisce Malagrotta. Rando è già sotto processo per aver smaltito rifiuti pericolosi a Malagrotta e negli impianti di Colleferro in assenza di autorizzazione. Avrebbe inoltre classificato e trattato come speciali i rifiuti che invece avrebbero dovuto essere classificati come «pericolosi».

Sul sequestro la E. Giovi fa sapere che «la cubatura è di 98 mila metri cubi e non già di un milione di metri cubi», «primo lotto sperimentale» dei quattro di un progetto. I lavori sono stati «eseguiti in esecuzione dell’Ordinanza Commissariale n.14/2005», afferma la società in una nota. L’indagine è stata avviata sulla base di una denuncia del Comitato di cittadini di Malagrotta che segnalava la presenza di nuove vasche di contenimento per i rifiuti, come anche è stato raccontato su Toghe Verdi.

Il sequestro è «un episodio davvero inquietante – dice il presidente di Legambiente Lazio Lorenzo Parlati -, ma dove sono finiti Comune e Regione?». «Tutti sapevano bene cosa stesse accadendo – aggiunge – come tutti sanno bene che nelle ultime settimane sono ripresi lavori di ruspe a Monti dell’Ortaccio là di fronte», un’altra area possibile per una discarica.

«Il decreto di chiusura della discarica di Malagrotta al 31 dicembre 2011 e il sequestro della discarica abusiva di Testa di Cane siano due facce della stessa medaglia che testimoniano il buon operato della Giunta regionale in materia di rifiuti»: lo afferma il vicecoordinatore regionale del Pdl Alfredo Pallone.

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