Un saluto di fine anno

Perché si scrive un saluto di fine anno.

1. perché si è felici che l’anno corrente sia agli sgoccioli
2. perché si sente il bisogno di darsi un tono
3. perché lo fanno tutti o quasi
4. perché non vogliamo farci dimenticare
5. perché si ha qualcosa di intelligente da dire
6. perché non si ha qualcosa di intelligente da dire
7. perché vogliamo mostrarci spiritosi
8. perché crediamo sia di buon augurio
9. perché in fondo stiamo sempre alla ricerca di tracce sulla sabbia. E speriamo che le nostre le veda qualcuno.

Io scrivo questo saluto di fine d’anno innanzitutto per ringraziare.

Chi mi ha aiutato a scrivere Toghe Verdi. Chi non mi ha affatto aiutato.

Chi lo ha letto, chi lo leggerà, chi mi ha spedito il materiale e chi me lo ha consegnato a mano, in una giornata di afa fidandosi di un’estranea. Chissà perché.

Chi ha aspettato lunghi mesi prima di potermi vedere per un caffè. Chi ho perso per strada perché i mesi alla fine erano davvero troppo lunghi.

Grazie al destino, quando s’è messo di traverso consentendomi di trovare nuove strade, sentieri, scappatoie.

Grazie al mio scrittore preferito, che inaspettatamente, quando tutto era perso, mi ha inviato le due pagine di prefazione finite all’inizio del libro.

Chi mi ha contattato su Fb dopo aver finito il libro. Ma che bello che esistano persone che seguono questo istinto!

Quella telefonata con mittente anonimo che continua a raccontarmi buone notizie, almeno due volte l’anno.

Quelli spocchiosi, quelli antipatici, quelli che si negano, quelli che lo-so-solo-io-e-tu-non-sei-nessuno.

Diego De Silva e l’avvocato Vincenzo Malinconico, Massimo Troisi, sempre e comunque, e Luciano Ligabue, che dovrà smetterla prima o poi di scrivere canzonette e ricordarsi che nel suo curriculum c’è roba come Figlio di un cane, Fuoritempo, I duri hanno due cuori.

Le nuove amicizie, una rete sempre più fitta di donne e uomini grazie ai quali non mi sento mai sola nelle battaglia.
Uomini e donne che amano l’ambiente, che mi hanno fatto capire che gli ambientalisti del No sono stati soppiantati dagli ambientalisti del Perché. Cazzutissimi.

Scrivo per imprecare.

Contro una sentenza di assoluzione (Firenze, 27 giugno 2011). Una legge regionale (Rovigo, luglio 2011). I troppi rinvii (Praia a Mare, Roma, Napoli, Padova, Torino, Genova, La Spezia). La giustizia impantanata che diventa sabbie mobili e inghiotte i diritti, e le vite.

Impreco per un’amica che dovrà crescere i figli da sola, per un sorriso che mi arrivava per proprietà transitiva e che non ci sarà più, per il tempo che è sfuggito e troppe parole non sono state dette, per un capellone che mi piaceva tanto veder correre su quella moto che sembrava troppo piccola per le sue lunghe gambe, finito a faccia in giù sull’asfalto di Sepang.

Scrivo per sperare.
E dedico la speranza a tutti noi.

Spero che qualcosa cambi, ma niente cambia se non lo facciamo noi per primi.

Spero nel 24 gennaio, quando a Porto Tolle potrebbe cambiare il corso delle cose.

Spero nel 13 febbraio, il giorno in cui dovrà essere letta la sentenza contro i magni dell’Eternit. Tutti sintonizzati con la procura di Torino.

Spero nel 22 marzo, giornata storica per il processo contro l’amianto in Marina militare in corso a Padova. Il giudice potrebbe decidere di condannare ex ammiragli e alti ufficiali. Sarebbe una bellissima notizia. Sono morti almeno 300 marinai.

Spero in questa rete di cittadini che vivono intorno a Malagrotta, di cui faccio parte, e che sta diffondendo poche e pratiche regole per ridurre i rifiuti, per avere uno stile di vita più ecologico. Voglio ridurre la mia impronta ecologica e seguo il forum Massimina dove mi spiegano come fare.

Spero che ci saranno sempre più low cost e sconti sui biglietti dei treni, perché non riesco a rinunciare a viaggiare.

Spero che una collaborazione possa diventare molto di più, in questo 2012.

Spero nell’estate, nasceranno due nipotini, e arricchiranno la nostra vita.

Ci sarà un passaggio in ospedale, nei prossimi mesi, e spero che tutto andrà per il meglio, perché una botta di culo ce la meritiamo anche noi.

4 commenti

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4 risposte a “Un saluto di fine anno

  1. maria c.

    Spero che ti verra’ un’idea per scrivere un altro libro, perche’ mi piaci troppo!
    Maria (ora ti contatto su fb)

  2. Stefania

    Ciao Maria, grazie!
    Buon anno a te e… Speriamo bene!
    Stefania

  3. Domenico Corradini H. Broussard

    E io, per quel che so e posso, con «pessimismo dell’intelligenza e ottimismo della volontà», dalla mia bottega artigiana di operaio del diritto, spero che l’art. 844 del codice civile, dettato in tema di «immissioni intollerabili», sia interpretato e applicato alla luce, ché di luce si tratta, dell’art. 32 della Costituzione, dettato in tema di diritto inviolabile alla salute e all’ambiente salubre.

    Nell’epoca della globalizzazione che sembra fatta a immagine e somiglianza delle multinazionali preordinate alla ricerca del profitto per il profitto, come se gli uomini fossero numeri da calcolare nel libro della partita doppia e dignità di persona non avessero, spero che l’azione delle Toghe Verdi, di cui pochi parlano perché le Toghe Rosse le tolgono la scena, ed è indubbio merito della dottoressa Stefania Divertito che ne parli, sia sempre più incisiva per impedire che gli ogm e i diserbanti e i pesticidi chimici continuino a rovinarci la vita: quella nostra e quella delle generazioni che dopo di noi verranno, figli e nipoti e pronipoti e figli di nipoti e pronipoti.

    Più che alla bioetica, troppo spesso logorata dalla sterile contrapposizione tra laici e credenti, a un biodiritto fondato sui «doveri inderogabili di solidarietà», a norma dell’art. 2 della Costituzione, affido la mia speranza per il duemila12 e per gli anni che seguiranno.

    Con la mia stima per dottoressa Divertito, a tutti auguri di buon tutto.

    Dimora del Vento, Càscina [Pisa].
    dchb@libero.it

  4. Domenico Corradini H. Broussard

    Un’aggiunta, se possibile.

    Per l’argomento trattato che ha a che fare anche con il biodiritto, segnalo: «Quello che le etichette non dicono. Guida per uscire sani dal supermercato», Emi, Bologna 2011.

    Obrigado.

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