Domani il processo sui danni causati dalla centrale elettrica Enel di Porto Tolle

Non avevo capito niente.
Me lo ripeto sbattendo il muso contro la carcassa della vecchia centrale Enel del Polesine. Pensavo che il problema fosse il futuro, invece sono davanti alla conta dei danni del passato.
La sagoma della centrale che fu sembra il fantasma di una vecchia e imponente dama dell’antichità sistemato al centro di un salone immenso. Solo che il salone è il Parco regionale del Delta del Po e la vecchia dama è lo scheletro di una centrale da 2.640 MW”. (da Toghe Verdi)

Quel passato presenta un conto oggi: bronchi asmatici, respiri affannosi di adolescenti che hanno avuto l’unica colpa, quella di nascere e vivere nel raggio di 25 chilometri da quella che era la centrale elettrica Enel di Porto Tolle.

Ci sarà tutto questo al centro del dibattimento che si apre domani alla procura di Rovigo. Toccherà alle parti civili parlare. Sono associazioni ambientalise (Wwf, Legambiente, Greenpeace, Italia Nostra), rappresentanti dalla “toga verde” Matteo Ceruti e un nugolo di comuni, ammessi come parte civile dal tribunale: Goro e Mesola, e poi la Regione Emilia-Romagna, il Parco del Delta del Po e la Provincia di Ferrara.

È la prima vittoria delle parti ferraresi, assistite dagli avvocati Carmelo Marcello e Claudio Maruzzi (Goro e Mesola), e Riccardo Venturi (Delta e Provincia) all’udienza preliminare sulla vicenda della centrale Enel di Porto Tolle.

Il giudice Alessandra Testoni ha accolto inoltre le costituzioni di Ariano Polesine, Loreo, Porto Viro, Rosolina, del parco del Delta e della Provincia di Rovigo. Bocciata invece quella dell’associazione di consumatori Aduc, per un difetto di legittimazione insito nel suo statuto.

La materia del contendere riguarda appunto il presunto inquinamento scaturito dalla centrale di Porto Tolle dal 1998 al 2002, che avrebbe provocato in maniera massiccia patologie all’apparato respiratorio nei bambini fino ai 14 anni del Delta del Po. Nel raggio di 25 chilometri dalla struttura, infatti, si sarebbero riscontrati incrementi di asma e altre affezioni bronchiali dell’11 al 16%. Secondo la pubblica accusa, sostenuta dal pm Manuela Fasolato, la centrale doveva essere adeguata alle normative vigenti in materia ambientale.

Per non aver ottemperato a quei dettami e non aver quindi abbattuto le emissioni nocive il pm – che sostiene la correlazione tra inquinamento e insorgenza di patologie respiratorie – ha chiesto il rinvio a giudizio per omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro di dieci persone, tra amministratori Enel ed ex direttori della centrale di Porto Tolle.

Intanto la commissione Via ha esaminato il sito della centrale: ai commissari governativi il compito di decidere la fattibilità o meno della riconversione a carbone. Il sindaco di Porto Tolle, Silvano Finotti, non nasconde l’entusiasmo e spera che la conversione inizi prima possibile. Sul piatto ci sono investimenti per 2,5 miliardi di euro. Ma anche, cone sostengono le associazioni ambientaliste e numerosi periti, seri rischi per la salute dei residenti.
Chi vincerà il braccio di ferro?

Tutto questo a pochi giorni (il 24 gennaio) dalla sentenza del Consiglio di Stato, che si riunirà a porte chiuse per rivalutare il progetto di Enel, dopo la bocciatura avvenuta lo scorso maggio.

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Archiviato in Attualità, Enel Porto Tolle, Le battaglie di Togheverdi

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