I petrolieri trivellano il mare ma non pagano le royalties

Oggi vi proponiamo un articolo di Stefania uscito su Metro (qui il link per scaricarlo). Si parla di petrolieri e di trivellazioni, di concessioni selvagge e di ecosistemi in pericolo. Buona lettura!

Stop a trivellazioni libere. Lo ha deciso il governo cancellando la norma dal decreto liberalizzazioni. Dopo giorni di proteste l’esecutivo ha ceduto cassando la possibilità di privatizzare le «attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi».

Ma gli ambientalisti sono ancora in guerra perchè negli ultimi anni sono stati concessi numerosi “permessi di scavo” anche in zone dall’ecosistema fragile e delicato.

Come denunciato nel dossier lanciato dal WWF (qui per scaricare il dossier) in Italia su 136 concessioni di coltivazione in terra di idrocarburi liquidi e gassosi attive in Italia nel 2010, solo 21 hanno pagato le royalties alle amministrazioni pubbliche italiane, su 70 coltivazioni a mare, solo 28 le hanno pagate. Su 59 società che nel 2010 operano in Italia solo 5 pagano le royalties (ENI, Shell, Edison, Gas Plus Italiana ed ENI/Mediterranea idrocarburi). Petrolieri e morosi, quindi.  Come se non bastasse, esiste un amplissimo sistema di esenzioni, di aliquote sul prodotto e di canoni di concessione bassissimi, oltre ad agevolazioni e incentivi che, secondo il Wwf, le nostre acque sono oggetto di «una ricerca sovradimensionata di oro nero o di gas. Questo nonostante il petrolio, ad esempio, sia notoriamente poco e di scarsa qualità (la produzione italiana di petrolio equivale allo 0,1% del prodotto globale e il nostro Paese è al 49mo posto tra i produttori).

E la corsa all’oro nero non si ferma: se pensiamo che al 2011 sono 82 le istanze di permesso di ricerca e i permessi di ricerca di idrocarburi liquidi o gassosi in mare (74 dei quali nelle regioni del Centro-Sud, 39 nella sola Sicilia) presentati al Ministero dello Sviluppo economico. Sono invece 204 le istanze di ricerca e i permessi di ricerca in terra (89 al Nord pari al 44%, 61 al Sud, pari al 30% e 54 nel Centro Italia, pari al 26%; tra cui spiccano nelle diverse aree geografiche: le 52 tra istanze e permessi presentati in Emilia Romagna che vanta il primato del Nord, i 22 in Abruzzo, prima nel Centro, e i 27 nella già colonizzata Basilicata, che ha il primato del Mezzogiorno, seguita dalla Sicilia, con 16). L’Italia è considerato un Paradiso Fiscale dalle aziende che cercano e coltivano gli idrocarburi: Nel nostro Paese vige un intollerabile e scandaloso regime di esenzioni dai pagamenti delle aliquote sul prodotto estratto a terra e mare, aliquote tra le più basse al mondo (che sono in media tra il doppio e sette volte di più), canoni di ricerca e coltivazione risibili.

Solo nel 2010 , con una modifica al Codice dell’Ambiente sono state interdette le attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi nelle aree protette e in un raggio di 12 miglia da queste e nelle acque di tutta le Penisola per gli idrocarburi liquidi, nel raggio di 5 miglia dalle linee di base costiere.

Ma il petrolio in Italia è poco e di scarsa qualità: la produzione italiana di petrolio equivale allo 0,1% del prodotto globale e il nostro Paese è al 49mo posto tra i produttori.

“Tra il 2010 e 2011 in Puglia, sono arrivati 9 nuovi progetti , tra istanze e permessi di ricerca, di cui 2 della Spectrum Geo che coprono un tratto di mare ai fini della prospezione, di ben 30.580 Kmq. Un cambiamento radicale per le coste pugliesi e non solo. Con il nostro ricorso al TAR Lazio su una istanza della Petroceltic a ridosso delle Tremiti abbiamo ottenuto, in attesa del pronunciamento nel merito del 22 marzo, la sospensione di queste attività e posto l’accento sulla regolarità di procedure di valutazione di impatto ambientale su singole istanze che pur fanno parte dichiaratamente di progetti di ricerca unitari.  che tra l’altro usano indiscriminatamente la tecnica invasiva e dannosa per gli organismi marini dell’Air Gun”, commentano il Presidente del WWF Puglia, Antonio de Feo e Mauro Sasso, consigliere regionale del WWF Puglia referente per la biodiversità.

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