Eternit, Torino oggi ci parla di un punto di non ritorno

Dal primo all’ultimo ho voluto sentirli. I nomi e i cognomi, anzi i cognomi e  nomi, nell’ordine in cui sono stati pronunciati, delle migliaia di vittime e dei parenti, vittime anche loro, dell’amianto dei due “signori Eternit”. Mi son seduta accanto a un amplificatore, mi sono isolata dal mondo intorno e ho seguito la lettura dei nomi, Finocchio Palmira congiunto di Cavaliere Antonio, Costanzo Elisabetta congiunto di…

Bella la parola “congiunto“. Giunto con. Uniti, legati. Per sempre, nella vita e in questo dolore. E ora uniti nella storia da una sentenza di giustizia.

Un rosario di nomi che mi ha fatto venire in mente la scena di un film che adoro, “Il muro di gomma”. Lì  una voce impersonale leggeva i passeggeri del Dc9 di Ustica a parenti che capivano in quel momento di non poter riabbracciare mai più i loro cari. Qui la voce a tratti emozionata del giudice ha restituito vita e dignità a migliaia di persone.

Abbiamo vinto, oggi.

Stephan Schmidheiny, 62 anni, e il nobile belga Jean Marie De Cartier, 91 anni sono stati condannati a 16 anni di carcere per disastro doloso e omissione dolosa di cautele sul luogo di lavoro.

Quanto mi piace la formula: doloso. Lo sapevano, erano consapevoli di spacciare morte per posti di lavoro, e hanno perpetuato la condotta, per mesi, anni, decenni. Colpevoli, voi due. E ora dovete pagare. E risarcire quanto non è risarcibile. La perdita di vite umane, il dolore come unica traccia di vita.

Ma oggi abbiamo vinto anche per un altro motivo: perchè la sentenza Eternit, (almeno a sentire il dispositivo della sentenza, ma bisognerà anche attendere le motivazioni) dà fiducia all’ipotesi accusatoria e sancisce la responsabilità dei vertici aziendali in caso di condotta criminale, di attentato alla salute, non solo dei dipendenti, ma anche di chi ha avuto a che fare a vario titolo con la fabbrica. Perchè viveva lì intorno, perchè ha respirato la fibra killer, perchè faceva il giardiniere, e potando le aiuole comunali si è imbottito i polmoni della merda sparata via, lontana, ben oltre quei cancelli.

C’è un punto dal quale non si torna più indietro. Questo ci racconta Torino.

Siete avvertiti, a Taranto. Venerdì inizierà il processo contro l’Ilva. Vale anche per l’acciaieria della morte.

Siete avvertiti a Paola, dove oltre alla lana la Marlane ha fabbricato devastazione.

E a Sarroch, dove la raffineria ha cambiato la vita non solo di chi vi lavora, ma anche di chi vive lì intorno.

Potrei continuare a lungo. Ma mi fermo qui, e mi tuffo nelle foto dei volti che sorridono, gli uomini e le donne che hanno strappato con i denti questa vittoria.

Qualche giorno fa si parlava di festeggiamenti da queste parti. Eh sì, stasera si stappa.

Gli avvocati di Mr Eternit promettono appello. Che lo facciano, ci troveranno qui.

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7 commenti

Archiviato in Amianto, Attualità, Le battaglie di Togheverdi

7 risposte a “Eternit, Torino oggi ci parla di un punto di non ritorno

  1. francesco boni

    Stefania, grazie per le tue parole e per il tuo impegno, Francesco

  2. Linda

    Ieri, dopo tanto tempo, ho pensato che la parola “giustizia” ha un senso e che il suo “significato” può albergare anche in questo paese! La sentenza non può risarcire vite spezzate e dolore ma può insegnare, dare speranza e fare da deterrente. Grazie a chi non si arreso, a chi ci ha creduto e dato un motivo per credere a noi tutti.

  3. fabrizia soncini

    io c’ero Stefania, e ho vissuto l’emozione che mi circondava in diretta.
    prima o poi, la tenacia paga.
    un esempio enorme di coesione, impegno civile,…..belle persone

    • stefaniadivertito

      Ciao Fabrizia, come stai? È bello che tu ci sia andata. Spero di rivederti presto, magari in una nuova vostra iniziativa, così mi dovrai raccontare per filo e per segno tutto quello che hai visto e provato!
      Un abbraccio Stefania

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