Ilva, dopo la perizia, siamo sempre più incazzati

Dovremmo essere felici. Ma continiamo a rimanere solo incazzati.

Tre periti hanno messo per iscritto quanto allevatori, cittadini, ambientalisti, mamme, pensionati a Taranto sapevano da anni.

Quanti: Cinque? Dieci? Quindici anni?

Da sempre lo sapevano. Da quando hanno cominciato a piangere lutti giovani. Da quando si mormorava che i tumori erano troppi. Da quando, era il 2008, Peacelink fece analizzare quel formaggio e vi trovò diossina.

Mi ricordo una telefonata di dieci-dodici anni fa: qui a Taranto succedono cose strane. È colpa dell’Ilva. Iniziò così il mio viaggio in quella città. Quella volta che con il mio amico Michele mangiavamo cozze e parlavamo di tante cavolate, lui se ne uscì con una frase: “poi magari fai un’inchiesta anche su questa città”.

Taranto mi  è entrata nel cuore subito e non ne uscirà mai più. Oggi i periti sanno darci le cifre della strage: ogni anno tra malattie e morti ci sono 90 vittime dell’Ilva a Taranto.

«L’esposizione continuata agli inquinanti dell’atmosfera emessi dall’impianto siderurgico  – c’è scritto – ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e di morte». Ha causato e causa: passato e soprattutto presente nella relazione firmata dai periti Annibale Biggeri, docente ordinario all’università di Firenze e direttore del centro per lo studio e la prevenzione oncologica, Maria Triassi, direttore di struttura complessa dell’area funzionale di igiene e sicurezza degli ambienti di lavoro ed epidemiologia applicata dell’azienda ospedaliera universitaria Federico II di Napoli, e Francesco Forastiere, direttore del dipartimento di Epidemiologia dell’Asl di Roma.

«Nei sette anni considerati, per Taranto nel suo complesso, si stimano 83 decessi attribuibili ai superamenti del limite Oms di 20 microgrammi al metro cubo per la concentrazione annuale media di Pm10. Nei sette anni considerati per i quartieri Borgo e Tamburi – i più influenzati dalle emissioni – si stimano 91 decessi attribuibili ai superamenti Oms di 20 microgrammi al metro cubo per la concentrazione annuale media di PM10».

E ancora: nei sette anni considerati per Taranto «si stimano – sempre secondo la perizia – 193 ricoveri per malattie cardiache attribuibili ai superamenti del limite Oms di 20 microgrammi al metro cubo per la media annuale delle concentrazioni di Pm10 e 455 ricoveri per malattie respiratorie».

Una strage. Considerati i numeri totali, si arriva a 90 tra decessi e malattie ogni anno.

Aumentati i tumori tra i bambini, dicono i periti, sempre a causa dell’impianto industriale. Qualche anno fa fu ordinato l’abbattimento dei capi di bestiame perchè pieni di diossine. L’equazione dei tarantini fu semplice:  la mucca mangia l’erba di Taranto e si ammala, e noi?

È stata necessaria una perizia per dimostrarlo. E ora ecco qua numeri e situazioni circoscritte.

Manca la soluzione: dovrà essere la giustizia, il prossimo 30 marzo, a esaminare la maxiperizia poi il gip Todisco trasmetterà gli atti alla procura che dovrà decidere se chiedere il sequestro degli impianti e come proseguire le indagini sulle emissioni.  Ancora un mese sotto quel mostro, i cui esperti faranno di tutto per confutare le conseguenze del documento. Ma nulla potranno contro la rabbia che si alimenterà giorno dopo giorno. Perchè, una cosa è saperlo, una cosa è vedere certificato in un documento ufficiale che la fabbrica del lavoro è fabbrica di morte.

Non mi venite a dire che ci sarà un problema di occupazione. Chi cavolo se ne frega di fornte a un tumore che colpisce un bambino di sei anni?

Intervenga la politica, intervengano gli ammortizzatori, si riqualifichino gli operai e li si convertino ai lavori di bonifica. Non è nostro compito indicare la strada.

Il nostro compito è tenere a bada questa rabbia che monta come un’onda di Hokusai  e restare vigili, sempre, anche per quel formagigo che non mangeremo più. E per il pastore che l’offri per cercare le diossine, e che da una manciata di giorni è morto di tumore al cervello.

7 commenti

Archiviato in Attualità, Le battaglie di Togheverdi

7 risposte a “Ilva, dopo la perizia, siamo sempre più incazzati

  1. Pingback: VerdeNero » Blog Archive » A Taranto di Ilva si muore. Lo sapevamo da anni

  2. antonio

    Caro Riva, SE sei colpevole di tutto questo, i soldi che hai guadagnato sulla pelle di noi tarantini li rimetterài dal primo all’ultimo centesimo per quanti risarcimenti ti toccherebbero

  3. antonio

    Maledetto maledetto tutt l muert d tumor zian canat e tutt l’amic camm pers p te la da paia bastard

  4. stefaniadivertito

    Ben detto Antonio, sottoscrivo ogni parola

  5. Max Volta

    In una Repubblica democratica il primo responsabile non è mai l’inquinatore, ma il soggetto politico che ha fatto le leggi che non servono a nulla oppure che ha firmato le autorizzazioni ad inquinare. Se qualcuno vi colpisce davanti agli occhi di una istituzione che non interviene, la colpa dell’accaduto non è del delinquente, ma dell’istituzione che lo ha permesso volutamente. E dovreste sempre chiedervi il motivo: perché aveva bisogno del gettito fiscale e delle tasse del delinquente.

  6. stefaniadivertito

    Max, facciamo che la colpa è di entrambi? Certo, le istituzioni, in quanto sovraintendono a interessi generali e rappresentano lo Stato tutto hanno una bella fetta di responsabilità. Ma non me la sentirei di sgravare dalle sue colpe l’inquinatore stesso, soprattutto quando, come in questo caso, ha mistificato le proprie azioni nascondendo la nocività dei processi produttivi e negando ai tarantini la possibiità di monitorare e ocntrollare le emissioni inquinanti.
    ciao!
    Stefania

  7. alfonso bassolino

    vergogna…cercate di avere più rispetto per i lavoratori e per le loro famiglie che in questi giorni di attesa pensano solo a come sopravvivere semmai lo stabilimento dovesse chiudere…onore per le vittime,che in molti casi, ricordatelo tutti,non erano dipendenti del padron riva,ma dell’ITALSIDER

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