L’ennesimo D-Day per Malagrotta. E una vittoria del Comitato (passata in sordina)

Un altro D-day per Malagotta. A quanti D-day saremo arrivati? Il 30 giugno scorso, poi il 31 dicembre, quindi a febbraio, ancora ad aprile, infine venerdì e in ultimo oggi.

Oggi è il nuovo (definitivo?) D-Day per il piano rifiuti di Roma capitale. Capitale delle incertezze, della discarica, delle proteste, del caors normativo.

Dopo due mesi di trattative e polemiche al vetriolo, scade oggi infatti la deadline indicata dal ministro dell’Ambiente Clini agli enti locali per aderire al «Piano per Roma» che, nelle intenzioni dei tecnici del ministero, dovrebbe scongiurare l’emergenza nella Capitale attraverso una nuova gestione, virtuosa, del ciclo dei rifiuti. Ma questo Piano per Roma contiene un ostacolo insormontabile, per il sindaco Alemanno, per gli abitanti della città e, onestamente, anche per la sottoscritta.

Secondo il ministro per transitare verso la chiusura di Malagrotta e avviare un ciclo virtuoso dei rifiuti occorre una discarica transitoria. E fin qui ci siamo, da alcuni anni, a dir la verità. E infatti tutti i piani si sono scontrati sul “dove” insediare questo nuovo monstrum. C’è da dire che i politici fino a oggi si sono distinti per l’indicazione dei siti più assurdi. Scusate l’aggettivo. Dico “assurdo” e lo interpreto proprio in senso letterale. È assurdo immaginare una discarica in una cava di tufo da dove l’acqua affiora in superficie. Dove neanche le pompe attive a ciclo continuo riescono a canalizzarla (leggi Riano). Assurdo immaginarla accanto a un sito archeologico di importanza mondiale (leggi Villa Adriana). Assurdo sistemarla vicina a terreni finanziati per l’agricoltura biologica, a pochi metri dall’ospedale pediatrico Bambin Gesù (Maccarese, sull’Aurelia d’estata già congestionata dal traffico dei bagnanti, figuriamoci se dovessimo aggiungere migliaia di camion della netteza urbana).

Cosa propone ilministero? Monte Carnevale. Dove si trova? Nella Valle Galeria. Cioè? Accanto a Malagrotta.

Il sindaco Alemanno ha ribadito un fermo (per ora) no: l’area è già fortemente compromessa a livello ambientale (tra raffineria, discarica, gassificatore e impianto per i rifiuti speciali). «L’unica cosa che non possiamo fare è una Malagrotta 2 accanto all’originale: l’ho già detto al prefetto, Giuseppe Pecoraro, che non si può fare perché sorgerebbe in una zona che da 40 anni accoglie i rifiuti di tutta Roma». A indispettire gli enti locali è stato anche l’atteggiamento del ministro Clini che, fin dai primi giorni, non ha risparmiato stoccate agli amministratori, rei di aver perso tempo per questioni politiche più che tecniche e, in quest’ultima fase, di essersi concentrati «sui risultati delle verifiche effettuate sui 7 siti di discarica» proposti a suo tempo dalla Regione.

Una posizione fortemente contestata dalla governatrice del Lazio, Renata Polverini: «Abbiamo fatto quello che dovevamo e ne approfitto per dire al ministro Clini che questo suo atteggiamento non aiuta il risultato: non c’è inerzia, almeno da parte della Regione che ha messo in campo un piano rifiuti al quale anche il ministro stesso molto spesso fa riferimento».

Vabbè, ma allora? Se ne parlerà oggi pomeriggio. La vostra narratrice di Toghe Verdi vi terrà informati. Anche perchè è passata quasi in sordina una bella notizia che riguarda proprio una delle nostre toghe verdi preferite, l’avvocato Vittorina Teofilatto del Codici: il Consiglio di Stato ha disposto una nuova perizia sulla discarica, accogliendo il ricorso del Codici contro la sentenza del Tar del Lazio che annullava l’ordinanza del Comune di Roma sulla messa in sicurezza  di Malagrotta, su ricorso della Giovi Srl, titolare della gestione della discarica RSU di Malagrotta.

Il ricorso della Giovi Srl si basava sulla convinzione della non pericolosità per la salute pubblica delle acque sotterranee. Queste motivazioni non hanno convinto il Codici che ha fatto a sua volta ricorso per garantire a tutti i cittadini il diritto alla salute.

La nuova perizia, disposta dal Consiglio di Stato, sarà condotta dal Politecnico di Torino, in seguito alle critiche di cui era stata oggetto l’Università La Sapienza di Roma. Il collegio di verificazione dovrà valutare se è vero che a monte della discarica la falda non si inquinata e quindi l’acqua sia potabile; se gli agenti inquinanti rinvenuti siano o meno conseguenza dell’inquinamento da discarica; se  nell’area si registra un’alta concentrazione di metalli.

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