Per la nuvola di amianto che coprì Roma c’è un imputato

Era il 2009 quando ascoltai una delle storie più incredibili della mia vita professionale. A raccontarmela fu un cittadino molto, molto arrabbiato. E aveva tutte le ragioni per esserlo. Alberto Russo mi ricevette nel suo studio e dispiegò davanti ai miei occhi una serie di documenti, cartine, mappe, dichiarazioni, atti.

Qualcuno aveva fatto implodere nel cuore dell’Eur a Roma, la vecchia struttura del Velodromo. Ma quella vecchia struttura era piena di amianto. Quindi la nuvola bianca che tutti noi avevamo osservato qualche mese prima era piena di fibre. Letale. E, manco a dirlo, nessuno aveva avvisato i cittadini.

Dove si era diretta quella nube tossica? Quali quartieri aveva lambito? Quanto materiale killer conteneva? Quali conseguenze avrebbe apportato? Se oggi, a quattro anni dal disastro, ci sono risposte alla maggior parte di queste domande, lo dobbiamo ad Alberto Russo e agli altri eroici cittadini del comitato Amianto Velodromo.
Venerdì il Giudice dell’Udienza Preliminare ha disposto il rinvio a giudizio di Filippo Russo, già Responsabile Unico del Procedimento che portò all’abbattimento dell’impianto ed alla conseguente dispersione di amianto nell’aria.

Era il 24 luglio 2008: il Velodromo dell’Eur venne imbottito con 120 chilogrammi di tritolo e fatto implodere. 4.535 chili di materiali contenenti amianto furono liberati nell’aria. La nuvola, che imbiancò i mobili e i pavimenti degli appartamenti adiacenti, sospinta dal vento si spostò in direzione sud: al Torrino, Acilia, fino all’Infernetto e a Casal Palocco. Ma gli artificieri, gli abitanti del quartiere, i vigili urbani del XII gruppo che presidiarono la zona, non sapevano che stava per esplodere una bomba ecologica.

 

Un fatto che è stato gestito nel silenzio, con accertamenti tardivi e insoddisfacenti, ma che è venuto fuori grazie soprattutto al lavoro del comitato di quartiere e delle associazioni ambientaliste. «Forse non eravamo così visionari – mi dice al telefono  con la voce ancora piena di adrenalina Alberto Russo – Ricordo le parole dell’avvocato della difesa in aula. Ci ha definiti demagoghi, ha detto che facevamo demagogia sociale. Che affermare che l’ex Velodromo fosse imbottito di amianto era un falso storico, perchè a quei tempi l’amianto era già fuorilegge. Noi abbiamo trovato le prove che lì c’erano centinaia di metri di tubazioni rivestite di amianto e di pilastri in cemento amianto».

Il 12 febbraio 2013 si aprirà ufficialmente il processo e il comitato di Alberto Russo sarà parte civile. Così come l’Ona, Ossevatorio nazionale amianto, che procederà pure alla causa civile per la quantificazione del danno chiamando in causa la società Eur spa e lo stesso Comune di roma.

«Il Dott. Filippo Russo – c’è scritto nell’atto del giudice –  è imputato in forza degli artt. 449 e 434 c.p. perché in qualità di direttore dei lavori (e responsabile procedimento) per conto dell’EUR S.p.A., in occasione della demolizione del Velodromo dell’Eur ometteva di esercitare i dovuti controlli perché la nube sprigionatasi dalla demolizione, contenente polveri di amianto, si spandesse nell’area circostante abitata cagionando molestie o comunque pericolo per la salute della popolazione residente; in particolare ometteva di verificare se vi fossero nel corpo del Velodromo e in prossimità dei pilastri in cui dovevano essere posizionate le cariche esplosive tubature o condotte o comunque parti strutturali in amianto o cemento-amianto, ma effettuava (o comunque faceva effettuare) solo una mappatura esterna superficiale, cosicchè le polveri della esplosione si diffondevano nell’aria».

«Non basta – sottolinea Alberto – l’Eur fa diecimila abitanti, senza considerare i quartieri limitrofi. Bisogna che le parti civili diventino tantissime, che anche in questo modo si riesca a fare pressione, a farci vedere e sentire. Stiamo parlando di un reato di pericolo: anche solo vivere con l’incubo che possa – Dio non voglia – accadere qualcosa di brutto nel futuro, perchè quelle malattie si manifestano dopo anni, anche solo per quello qualcuno deve pagare. E la gente deve sapere».

«Ci concentreremo sulla preparazione puntuale del procedimento e ci vorrà ulteriore tempo e fatica: unitevi a noi per far valere (è ancora possibile?) il diritto ad una dignitosa esistenza. Se non per noi, almeno per i nostri figli», scrivono sulla pagina Facebook del Comitato Velodromo. Per chi fosse interessato a costituirsi parte civile, contattare il comitato alla pagina Facebook.

 

Stefania

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5 commenti

Archiviato in Amianto, Le battaglie di Togheverdi, VerdeNero

5 risposte a “Per la nuvola di amianto che coprì Roma c’è un imputato

  1. Alberto Alberti

    Questo è accaduto in Emilia Romagna quando il sisma ha abbattuto diversi capannoni ricoperti di eternit e non ancora messi in sicurezza.

    • stefaniadivertito

      Occorre promuovere uno screening tra la popolazione. Alberto, mettetevi in contatto con il comitato Romano, unite le forze! ciao,
      Stefania

  2. Pingback: Per la nuvola di amianto che coprì Roma c’è un imputato « Terracina Social Forum

  3. Certo che se arriva il terremoto è inevitabile che si liberino in aria materiali tossici. Quello che non capisco è perché causare un danno simile intenzionalmente. Quanta stupidità.

    • stefaniadivertito

      Non so cosa pensare: non lo sapevano? Lo sapevano e hanno lasciato correre? Cosa è peggio: l’imperizia o il dolo?

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