Archivi categoria: Amianto

Toglietegli la laurea

eternitAbbiamo avuto una reazione simile, io e Romana Blasotti. Lei in aula, nel tribunale di Torino, io in redazione, alla mia solita scrivania, mentre con cuffie decisamente troppo vecchie e gracchianti ero collegata in streaming con la stessa aula dello stesso tribunale.

Ho sentito “assolto”. L’ho sentito un paio di volte e credevo che l’impossibile si fosse realizzato.
Romana, la battagliera signora della lotta contro l’Eternit, la vittima delle vittime, che per la polvere bianca ha perso cinque parenti, compresa la figlia, si è sentita mancare.
A me girava la testa.
Il tempo che il giudice continuava a leggere e comparivano le parole “colpevole”. Mi sono ripresa. E così ha raccontato lei alle agenzie di stampa: «Sono stravolta dalla stanchezza ma finchè posso avdo avanti. Avevo capito che fosse stato assolto».

E invece no.

Il miliardario Stephan Schmidheiny è stato condannato, a 18 anni, e a pagare milioni di euro alle vittime. Che non sono soltanto gli operai, i loro familiari, ma anche Casale Monferrato, la città della tragedia, decine tra associazioni, comuni, Asl, sindacato.

La frase più bella è del pm Raffaele Guariniello, uomo in genere misurato nelle parole e fortunatamente non nella sua passione per la difesa della salute pubblica e dell’ambiente: «Questa sentenza è un inno alla vita, un sogno che si avvera. La posta in palio è la tutela dell’uomo e della salute».

Io ho un sogno, anzi due: che il multimiliardario la smettesse di nascondere i suoi soldi per il mondo e li lasciasse a disposizione della comunità e delle vittime dell’ecocidio che ha generato. Senza la causa civile che ne dovrebbe scaturire. Senza far trascorrere anni e anni di nuovi faldoni nei tribunali.

E il secondo: che l’università di Yale ritirasse la laurea honoris causa al miliardario assassino (sì, con due sentenze di condanna si può dire: Schmidheiny sei un assassino!!!) . Laurea per meriti industriali e ambientali. Vorrei che anche gli industriali si incazzassero, e si dissociassero da chi ha sulla coscienza la vita di decine di migliaia dipersone.

Annunci

8 commenti

Archiviato in Amianto

Eravamo quattro amici al bar…

Schermata 2013-01-30 alle 18.06.53Dunque, intanto non eravamo quattro ma otto, non volevamo cambiare il mondo. No, non pretendiamo tanto, ma cambiare un tantinello la scala di priorità di questa campagna elettorale sì.

Con Marina Perotta ci conosciamo da tanto tempo, da quella redazione che faceva tanto New York Times al centro di Napoli (ma solo per i finestroni che si affacciavano sul viavai della città) dove un progetto di uno scellerato poteva diventare oro. Ma era di uno scellerato, e non se n’è fatto niente. Però mi ha fatto conoscere Marina. E il giorno in cui arrivai con le sfogliatelle in redazione per festeggiare la mia laurea scoprii che non avrebbe riaperto mai più. Ma sto divagando. Con Marina per un bel po’ ci siamo perse, poi ritrovate, e trovate dalla stessa parte della barricata: l’ambiente.

Gli altri (leggerete i nomi in didascalia) sono colleghi di cui apprezzavo i pezzi letti in rete, e adesso ne apprezzo ancora di più lo spirito, la combattività, la voglia, nonostante tutto e tutti, di voler fare questo mestiere, e di mettersi in gioco. E così abbiamo fatto. Il nostro progetto-esperimento è sempre più progetto, sempre meno esperimento.

Grazie all’onorevole-panda (brava a Maria Ferdinanda Piva per aver coniato la definizione) Ermete Realacci che è stato il primo a farsi intervistare, ieri. Certo, non tutte le risposte sono quelle agognate (Realacci ha pur votato sì al decreto Salva Ilva e l’ha spiegato con una realpolitik che poco si sposa con il genocidio di una città), altre un po’ generiche, come sull’amianto, ma non si è parlato di allineamenti, alleanze, dispettucci, frasi slogan e ad effetto.
A me è piaciuto assai.
Ecco i prossimi appuntamenti, seguiteci perchè saremo in diretta streaming su Youtube e sarà possibile intervenire: domani sera ore 21 Loredana De Petris, Sel.
Lunedì ore 16 Angelo Bonelli (Verdi per Rivoluzione Civile).
A seguire tutti gli altri. Come dicono quelli bravi… stay on air!

(Per vedere il video ritrovo cliccate sul fotone di Realacci!)

ps. grazie a Laura Genga per aver colto l’intelligenza dell’iniziativa e aver reso possibile l’intervista 😉

Lascia un commento

Archiviato in Amianto, Attualità, Le battaglie di Togheverdi, Le nuove battaglie

Da bomba ecologica a colata di cemento

l43-roma-velodromo-120524113626_big-586x390È così che voglio iniziare l’anno, con una storia che sa di passato e che bisogna conoscere per preservare il futuro.
Dopo più di un mese di pausa il menestrello delle Toghe verdi ritorna, più agguerrita che mai.
E beccatevi la narrazione di quello che fu il velodromo di Roma, che poi divenne nuvola d’amianto sull’Eur e che sarà una colata di cemento per volere della giunta Alemanno.
E con questa coscienza risvegliata e da risvegliare affrontiamo questi mesi pre-elettorali.
Auguri a tutti noi.

Da Ecoblog.it

“Da bomba ecologica nel pieno centro di uno dei quartieri residenziali più popolosi di Roma a colata immane di cemento armato, l’area dell’ex Velodromo Olimpico di Roma è l’oggetto dei desideri di tanti palazzinari e della giunta capitolina.

Imploso con qualche forzatura per volere del sindaco Alemanno (la delibera però era della giunta Veltroni) il 24 luglio 2008, le 1800 cariche piazzate sulla struttura la fecero collassare su se stessa, disperdendo in aria una vaporosa nube bianca contenente polvere di amianto che, trascinata dal vento, si è diffusa nei quartieri Eur, Casalpalocco, Acilia fino ad Ostia, fino al mare.

Quell’esplosione fu il primo atto della giunta Alemanno e, sempre su quell’area, la stessa giunta si prepara a fare anche l’ultimo suo atto di governo, coprendola di cemento: lo ha denunciato Legambiente qualche giorno fa, il piano con il canto del cigno di questa giunta romana prevede una colata di cemento sulla Capitale da 100milioni di metri cubi.

Una parte su Tor Bella Monaca, vecchio cruccio del sindaco Alemanno (che ne propose l’abbattimento e la ricostruzione, come nei quartieri pilota – Tiburtino, Pietralata, San Basilio – della Roma mussoliniana) e una parte proprio sull’area ex Velodromo.

Lo ha denunciato Agenzia Radicale, citando la denuncia di Legambiente e le “ultime operazioni” di giunta pubblicate sul Corriere della Sera: per quella nube di amianto, i cui effetti non sono calcolabili oggi, la società pubblica (90% del Ministero dell’Economia e 10% del Comune di Roma) Eur Spa, ed il suo dirigente Filippo Russo, sono a processo per disastro colposo (fino a 5 anni di reclusione).

Alla stessa Eur Spa il Comune di Roma (mai costituitosi parte civile al processo) ha affidato la gestione di quell’area, che inizialmente prevedeva l’edificazione del progetto “Città dell’Acqua” (un parco acquatico) ed oggi invece è integrata nel progetto “Nuvola” dell’architetto Fuksas: il primo grattacielo di Roma.

52mila metri quadrati che, svendute, serviranno a pagare proprio la “Nuvola”: per vincere le resistenze presenti anche nella maggioranza consiliare Eur Spa da qualche mese ha trasformato quel progetto da privatistico in pubblico, acquistando il 49% di Acquadrome, società messa insieme con Condotte per realizzare la “Città dell’acqua”: 200milioni di euro il valore delle cubature, un’idea golosa venuta in mente a Riccardo Mancini (amico del sindaco ed amministratore della multiutility).

Il problema è controverso: perchè affidare ad una società a processo per disastro colposo per aver fatto esplodere una struttura che si sapeva essere in amianto senza allertare nessuno? E perchè il Comune di Roma non si è costituito parte civile al processo contro Eur Spa?”.

Lascia un commento

Archiviato in Amianto, Attualità

Per la nuvola di amianto che coprì Roma c’è un imputato

Era il 2009 quando ascoltai una delle storie più incredibili della mia vita professionale. A raccontarmela fu un cittadino molto, molto arrabbiato. E aveva tutte le ragioni per esserlo. Alberto Russo mi ricevette nel suo studio e dispiegò davanti ai miei occhi una serie di documenti, cartine, mappe, dichiarazioni, atti.

Qualcuno aveva fatto implodere nel cuore dell’Eur a Roma, la vecchia struttura del Velodromo. Ma quella vecchia struttura era piena di amianto. Quindi la nuvola bianca che tutti noi avevamo osservato qualche mese prima era piena di fibre. Letale. E, manco a dirlo, nessuno aveva avvisato i cittadini.

Dove si era diretta quella nube tossica? Quali quartieri aveva lambito? Quanto materiale killer conteneva? Quali conseguenze avrebbe apportato? Se oggi, a quattro anni dal disastro, ci sono risposte alla maggior parte di queste domande, lo dobbiamo ad Alberto Russo e agli altri eroici cittadini del comitato Amianto Velodromo. Continua a leggere

5 commenti

Archiviato in Amianto, Le battaglie di Togheverdi, VerdeNero

La città d’amianto chiede aiuto alle toghe

Per essere un’arma, lo è. Mortale. E di un’arma porta anche il nome.
Fondo Fucile è una distesa di amianto che fa da tetto, e case, ad almeno 140 residenti, a Messina. Se ne parla dal 2008 sulle cronache nazionali, da prima per quelle locali. Sono i fantasmi di Messina, un manipolo di famiglie costretto a vivere in baracche ricoperte d Eternit. E a sentire per anni le solite promesse elettorali.

Sono 5mila i metri quadrati di amianto ed eternit, in forte stato di deterioramento, nella baraccopoli di Fondo Fucile. Cinquemila metri quadrati di amianto ammalorato, guasto, rotto, sotto il quale vivono e respirano 140 famiglie, oltre 600 abitanti, da circa 50 anni.

Questi numeri hanno fatto da supporto all’esposto presentato alla Procura della Repubblica da una delegazione di abitanti di Fondo Fucile che, accompagnati dall’ex assessore Pietro Currò.

Già nel 2003 fu presentata una drammatica relazione della polizia municipale, ma è rimasta carta e basta. Nel 2006, la prova: sì, accertarono i tecnici del comune, Fondo Fucile è una città di eternit e lastre d’amianto.

La lotta negli anni ha assunto varie forme: blocchi stradali, tentativi di coinvolgimento della politica, proteste disperate. Adesso ci si appella alle toghe. Con la speranza che siano più solerti dei politici.

EI sottoscrittori dell’esposto citano anche la relazione dell’Ausl dell’ottobre 2006 allorché si faceva risaltare «l’avanzato stato di deterioramento delle coperture con evidenti zone di frattura che creano una situazione di potenziale rischio di rilascio di fibre di amianto nell’ambiente». Vengono citate anche le relazione dei vigili urbani dell’ottobre 2006, del Genio civile del settembre 2007, dei tecnici dell’Arpa e dell’Asp sempre nel settembre 2007, per arrivare all’esposto del dicembre 2009 con cui gli abitanti chiedevano il sequestro dell’intera area e la demolizione delle baracche. Oggi la delegazione di Fondo Fucile chiede all’autorità giudiziaria di valutare la sussitenza di fatti penalmente rilevanti in riferimento ai mancati interventi e alle omissioni in atti d’ufficio.

Toghe Verdi vi seguirà in questo cammino. Buona fortuna.

1 Commento

Archiviato in Amianto

Ciao direttore, e grazie per il tuo coraggio.

Un’altra vittima della fabbrica maledetta. Qualcuno la definirà “vittima eccellente”. E al di là delle etichette, che non sopporto, Marco Giorcelli eccellente lo era.

La sua umanità, era eccellente.
E lo erano la sua intelligenza e la sua forza nel non stancarsi mai di denunciare l’enormità della tragedia che aveva colpito Casale.
Ha diretto il Monferrato.it, un quotidiano che è andato ben al di là dei confini territoriali, pur rivendicati dalla testata, per essere punto di riferimento per quanti tra noi hanno dedicato vita alla lotta contro l’amianto.

Quando un anno fa tutti noi sapemmo della diagnosi, cominciammo a contare i giorni che ci separavano dalla fine. È inutile che ci giriamo intorno, è così.
Il mesotelioma pleurico non dà scampo.

Hai fatto in tempo ad assistere alla sentenza, direttore.
E se è arrivata, è anche merito tuo.

Un abbraccio a Silvana Mossano, giornalista la Monfessato dall’80 e poi alla Stampa. Il suo libro “Malapolvere”, è giustamente dedicato a suo marito Marco Giorcelli.
Leggete Malapolvere, capirete cosa accade nella vita di una donna, e madre, quando in una lastra spunta un cirro.

Stefania

3 commenti

Archiviato in Amianto, Le battaglie di Togheverdi

Cieli bianco amianto, spiragli di giustizia grazie all’Ona

L'hangar dell'Atitech oggi

«Ero maresciallo specialista elettromeccanico di bordo. Preparavo gli aerei in ogni fase e in ogni loro parte, prima e dopo il volo. Chissà dove l’ho respirata la fibra che mi ha fatto ammalare». Nunzio Pierini è un ex dipendente della Aeronautica militare, e qualche mese fa gli hanno diagnosticato il mesotelioma pleurico. Il tumore da amianto. Sta lottando con la chemioterapia ma arrendersi non fa parte del suo vocabolario e anzi, ha trasformato la sua battaglia da individuale a impegno collettivo. Già, perché in aeronautica, sia civile che militare, è stato utilizzato l’amianto, anche se i dipendenti non ne erano a conoscenza. Fino a poco fa nemmeno esisteva un’associazione di categoria, semplicemente, chi si ammalava, provvedeva ad avvisare i conoscenti. «Così ho fatto io – ci dice Pierini – subito dopo la diagnosi mi sono attaccato al telefono e l’ho detto a tutti i miei colleghi. State attenti, controllatevi, al primo sintomo di affaticamento andate in ospedale. Erano tutti sorpresi, tra di noi non si era mai parlato di amianto». Si chiama “lavoro usurante” il benefit previdenziale dei dipendenti dell’aeronautica: «Ma qui non si tratta di lavoro usurante, si dovrebbe chiamare lavoro letale». Continua a leggere

1 Commento

Archiviato in Amianto, Le battaglie di Togheverdi