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Sì, azzuffiamoci anche per le nomine. Ma intanto accade questo. Italia, aprile 2013.

saline

Il vuoto istituzionale, Grillo che non è andato in piazza, Napoletano rieletto, chi sarà il presidente del consiglio?, si voterà?, l’implosione del Pd.
Per me, le emergenze sono altre. Sono, ad esempio, che l’informazione si è (quasi tutta) definitivamente distratta. E mentre i controllori dei poteri abbaiano ai politici per riprenderne una voce, nelle stanze che contano accadono cose come queste, che il comitato No carbone Saline Joniche racconta, efficacemente, in questo post che riprendo pari pari.

Buona indignazione.

L’ultima vergogna del governo dei tecnici, è stata perpetrata, nel silenzio assoluto,  il 5 aprile 2013. Provoca sconcerto in tutta l’Area Grecanica l’approvazione della V.I.A. per la costruzione della centrale a carbone della SEI-Repower, da parte del governo Monti con un decreto ministeriale a firma del Ministro Clini che nelle conferenze parla di difesa del territorio ed energie rinnovabili salvo poi, nel segreto della stanza dei bottoni, dimenticarsi di essere a capo del dicastero dell’ambiente, avallando progetti dannosi.

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L’ambiente non c’è nei programmi elettorali? Scommetto che cambieranno idea

ermete realacciTutto è nato così, con uno scambio di messaggi tra un gruppo di pazzerelli.

Eh sì perchè un po’ bisogna esserlo, pazzi, per mettersi a studiare i programmi elettorali alla disperata ricerca di qualcosa di ambiente. Che ne so, un’idea, un progetto, una presa di posizione… Otto giornalisti d’ambiente e blogger, tra cui la sottoscritta, con nu faro puntato sui siti di tutti i partiti.

Poi ci siamo visti in un hangout, come si dice in gergo: un videoritrovo in diretta streaming su youtube durante il quale ci siamo scambiati opinioni, idee, considerazioni, con l’obiettivo di stimolare la discussione e portare il tema all’attenzione di quante più persone è possibile. Lo potete vedere qui: Videoritrovo.

E poi  è accaduto: alcuni leader di partiti o responsabili dei vari comparti ambiente ci hanno contattati per essere intervistati. Il calendario si sta infittendo ora dopo ora.

E così ecco il primo appuntamento.

Domani pomeriggio, mercoledì 30 gennaio, alle ore 17:00 la Rete dei Giornalisti e Blogger per l’Ambiente intervisterà +Ermete Realacci, presidente onorario di +Legambiente Onlus, già deputato e candidato alla Camera nella posizione numero tredici della lista PD nella circoscrizione Lombardia II.

Parteciperanno all’intervista +Marina Perotta, +Maria Ferdinanda Piva, +Carlo Bochicchio, +sabrina deligia, +Peppe Croce, +Stefania Divertito.

Dietro le quinte anche il buon +Guido Grassadonio. Ogni giornalista/blogger farà una domanda a Realacci.

Vi invitiamo a farci sapere tramite i commenti se c’è qualcosa che vorreste chiedere al nostro ospite, cercheremo di accontentarvi se sarà possibile.

Se volete partecipare alle nostre discussioni ci trovate nella community Giornalisti per l’ambiente https://plus.google.com/communities/114104940028887882686 ) o nel gruppo Facebook Rete dei giornalisti per l’ambientehttp://www.facebook.com/groups/217871938310785/366161320148512/ )

Se volete aiutarci a diffondere i temi dell’ambiente nella politica italiana, fate girare questo post e partecipate alla discussione.

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di | 29 gennaio 2013 · 18:02

Porto Tolle e il pasticcio dei miliardi scomparsi

Porto Tolle. Per chi non la conoscesse, è una cellula dormiente del piano industriale Enel.
Ex centrale a olio combustibile, ex futura centrale a gas, riconvertita sulla carta a carbone prima che i cittadini della vasta e diffusa provincia potessero abituarsi all’idea.
Condannata per gettito pericoloso di cose, su di essa pende un procedimento per l’avvelenamento e l’inquinamento che avrebbe  – secondo le perizie della procura di Rovigo – comportato conseguenze per la salute di bambini residenti fino a 14 chilometri dalla centrale.
Che per ora è ferma, ma non chiusa.
Ebbene, secondo una nota firmata da Greenpeace, Legambiente e Wwf, dal piano industriale dell’Enel 2012-2016 sono “scomparsi” i 2,5 miliardi di euro destinati alla conversione a carbone della centrale termoelettrica di Porto Tolle.   «Il progetto più pericoloso e dannoso per il clima, nel nostro Paese – rilevano le tre associazioni ambientaliste – è diventato un progetto fantasma. Ma i fantasmi non sono mai presenze rassicuranti».

Ma quella che potrebbe sembrare una buona notizia, è solo un grande pasticcio.

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Un’altra buona notizia? Da non crederci (Invece è vero, ma solo per metà)

Il fumo di quei camini inquinava. Il fumo, che usciva da quei camini tra il 1998 e il 2004, ha causato danni ambientali ma anche, e soprattutto, sanitari.

Bel colpo, per la procura di Rovigo. Il Gup ha accolto la tesi del pm Fasolato e ha rinviato a giudizio gli amministratori Enel e gli ex direttori della centrale termoelettrica a olio combustibile di Porto Tolle.

Aspettavamo da tempo che le indagini finissero e il processo iniziasse, e finalmente ci siamo.

Ricordo bene quando a fine luglio Giorgio Crepaldi, del comitato Cittadini Liberi, mi ha portato in giro per il Parco del Delta del Po. Mi ha fatto notare come la centrale fosse seduta, quasi accoccolata, in mezzo al territorio sparso dei comuni del Parco.

In quei sei anni a cavallo di secolo l’Enel avrebbe potuto “ambientalizzare” gli impianti, adeguarli, cioè alla miglior normativa ambientale, ma non l’ha fatto, e così la procura indaga. Perchè a causa di quel ritardi ci sono state decine di persone ammalate, bambini compresi. Gli effetti di quei fumi tossici, ha accertato uno studio commissionato dalla procura, si sentivano fino a 14 chilometri di distanza.

Il passato è d’obbligo. Purtroppo, però, potrebbe diventare già futuro. Continua a leggere

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Domani il processo sui danni causati dalla centrale elettrica Enel di Porto Tolle

Non avevo capito niente.
Me lo ripeto sbattendo il muso contro la carcassa della vecchia centrale Enel del Polesine. Pensavo che il problema fosse il futuro, invece sono davanti alla conta dei danni del passato.
La sagoma della centrale che fu sembra il fantasma di una vecchia e imponente dama dell’antichità sistemato al centro di un salone immenso. Solo che il salone è il Parco regionale del Delta del Po e la vecchia dama è lo scheletro di una centrale da 2.640 MW”. (da Toghe Verdi)

Quel passato presenta un conto oggi: bronchi asmatici, respiri affannosi di adolescenti che hanno avuto l’unica colpa, quella di nascere e vivere nel raggio di 25 chilometri da quella che era la centrale elettrica Enel di Porto Tolle. Continua a leggere

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Si può dire sì al carbone?

Sì al carbone, ma solo se viene applicata la tecnologia capace di catturare le emissioni.

Parola del ministro per l’Ambiente Corrado Clini che torna così dopo pochi giorni a parlare di carbone che, se non pulito, qui appare per lo meno ripulito.

«Il carbone è un combustibile fossile ad alto contenuto di carbonio. L’obiettivo che abbiamo a livello europeo è quello di legare l’utilizzazione del carbone solo allo stoccaggio delle emissioni di carbonio». Il ministro lo ha detto a Reggio Calabria rispondendo ad una domanda dei giornalisti sul progetto di centrale a carbone a Saline Ioniche.

«Questa procedura – ha aggiunto Clini – richiede un’altra tecnologia che si chiama “carbon capture storage”, che significa cattura del carbonio e suo stoccaggio in siti sicuri. Continua a leggere

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Forse dalla politica si apre un nuovo spiraglio per Porto Tolle.

Decarbonizziamo l’Italia.

Non è lo slogan di una manifestazione indetta da Greenpeace, né dal comitato Cittadini Liberi che con coraggio e forza è vigile sulla situazione del parco regionale del Delta del Po, in provincia di Rovigo.

Non è nemmeno l’ultima dichiarazione dell’avvocato Matteo Ceruti (che tra l’altro è in lizza per essere premiato come ambientalista dell’anno).

No. Lo ha detto il nuovo ministro dell’Ambiente Corrado Clini. Continua a leggere

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