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Bandiera bianca. Quella che vorrei vedere sull’Ilva

Una macchia bianca in mezzo alla città. Bianco come il colore dei camici che i tarantini ammalati vedono tutti i giorni. Bianco come il colore della resa.

Ma è tutt’altro che una resa quella della città di Taranto che domani 7 Aprile, dalle 10.30, scenderà in piazza a manifestare. La bandiera bianca è quella che spero di veder sventolare sull’acciaieria Ilva.

In attesa della sentenza della Corte Costituzionale, prevista per martedì, e che potrebbe decretare la chiusura dell’impianto, definendo incostituzionale la legge Salva Ilva voluta dal ministro Clini, e dalla maggioranza del Parlamento, i tarantini scendono in piazza a sostegno della magistratura.
Invitati da Peacelink e dal Fondo Antidiossina che hanno organizzato il corteo, medici, infermieri, analisti, tutto il comparto sanitario insomma, ha aderito e parteciperà in camice bianco.

E poi, martedì 9 Aprile, tutti a Roma, in piazza Montecitorio, per un lungo sit in, dalle 9 alle 18 grazie anche a No War, dove gli ammalati e i tarantini che nel sangue hanno tutt’oggi piombo e altri metalli pesanti, segnali di un’esposizione che continua imperterrita, attenderanno l’esito della decisione della Consulta.

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Si fa presto a dire Pm10

891713_4993258144077_876995174_oDiretta streaming su Peacelink di un interessante incontro all’università di Giurisprudenza di Taranto sul decreto Salva-Ilva, la sua costituzionalità e la situazione della città. Presente anche Giorgio Assennato, direttore dell’Arpa pugliese.

Ho le cuffie, lo ascolto mentre sono al lavoro, come un sottofondo. Ascolto gli interventi, mi perdo ogni tanto qualcosa ma so che potrò recuperarlo nella registrazione, e intanto scrivo notizie nella pagina delle news di Metro. A un certo punto mi distraggo, sto cercando di capire cosa sta succedendo a Palazzo Chigi dove teoricamente dovrebbero decidere come assegnare i 20 miliardi che dovrebbero essere a disposizione delle imprese che vantano crediti con la pubblica amministrazione. Mi perdo dietro questi condizionali, e nelle dichiarazioni in politichese dei politici quando Luciano Manna mi richiama su Taranto con un messaggio. “Hai sentito?”. connetto orecchie e cervello: Assennato sta appena dicendo che l’aria di Taranto non è peggiore di quella di altre città d’Italia. Che le Pm10 sono allo stesso livello, che in Canada si respira la stessa aria.

La webcam inquadra la faccia perplessa e lo sguardo interrogativo di Alessandro Marescotti che scalpita per intervenire. Sul mio telefono leggo la rabbia di Fabio Matacchiera. Ci sentiamo: è giustamente furioso.

“Il tema non è quanta Pm10c’è a Taranto, o almeno non solo – mi dice Fabio Matacchiera – Il tema è cosa c’è nelle Pm 10. I metalli pesanti e le polveri inquinanti che abbiamo qui non ci sono altrove”.

Certo, è così. Certo, ma non è facile che chi sta ascoltando il direttore dell’Arpa abbia queste conoscenze, abbia questi strumenti per controbattergli. Fortunatamente Marescotti non gliele manda a dire, ed è preciso nella sua replica.

Ma quante volte, in  quanti giornali,  in quanti studi i televisivi, le parole di Assennato o chi per lui saranno state semplicemente riportare, senza analisi, senza dubbi, senza approfondimenti? quante volte la bugia sarà stata ripetuta, fino a diventare verità per qualcuno?

Per una marea di ragioni, ma anche per questo, sabato e domenica sarò a Taranto. E Toghe Verdi racconterà, giorno per giorno, il cammino verso il 9 aprile, quando la Corte Costituzionale dirà la sua sul decreto Clini Salva Ilva che secondo i magistrati Tarantini viola 17 articoli della Costituzione.

Ci vediamo 500 chilometri a Sud, tra una manciata di ore.

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Forse Firenze si salverà

mugelloFacciamo così. Poichè sono una signora non lo scriverò “ve l’avevo detto”.
Non sta bene, eppoi non c’è nulla da festeggiare.

Non si può brindare se i peggiori sospetti si avverano. Anzi, se la realtà supera la fantasia.

Firenze, città bomboniera. Firenze, la città patrimonio dell’Unesco, casa di Dante e dei Medici. Che conserva alcuni tra i principali e più prestigiosi patrimoni culturali del nostro Paese. Firenze, forse, se l’è scansata.
Un’opera che definisco miope. Una movimentazione di cemento e fanghi da un miliardo e mezzo di soldi nostri. Un’opera, il sottoattraversamento Tav, necessaria a velocizzare la linea Alta Velocità, e far recuperare evidentemente indispensabili cinque minuti nella tratta Roma Milano.

Cinque, minuti. Ah, beh.

E comunque, come ha efficacemente sintetizzato l’associazione Idra – non la conoscete? Una quotidiana ginnastica di coscienza civile applicata all’osservazione del territorio – forse Firenze è salva.

La magistratura ha sequestrato cantieri e materiali. E trentasei persone sono indagate in tutta Italia. Tra di essi il presidente di Italferr – la società che progetta per Rfi – ex ex presidente della regione Umbria Lorenzetti. Perchè? I materiali usati per le gallerie e lo scavo erano scadenti. Non avrebbero retto a incendi, avrebbero causato cedimenti strutturali. I fanghi prelevati sarebbero stati smaltiti in discariche e non trattati come rifiuti pericolosi. Odore di malavita negli appalti.

Il peggiore degli incubi. Ma è il partito del cemento, bellezza.

Mentre scrivevo Toghe Verdi e mi occupavo del disastro causato dalla Tav nel Mugello, Girolamo dell’Olio di Idra mi portò sul terrazzo condominiale di un edificio che si affacciava sul cantiere Tav di Firenze, quello che dovrebbe poi diventare la stazione sotterranea Foster: una stazione dedicata all’Alta Velocità progettata dal famoso studio di architetti Norman Foster. Un cantiere grandioso, uno scavo che avrebbe attraversato Firenze, lambito gli Uffici, fatto tremare le caviglie al David. Mi sembrò inverosimile che qualcuno, qualche politico, avesse potuto dire sì a uno scempio del genere. Sul rendering, la stazione è realizzata in materiali  trasparenti, per rendere l’idea della permeabilità dell’opera, dell’interno-esterno uniti dalla luce, quasi comunicanti.

Leggendo le carte dell’inchiesta, il progetto è quasi profetico.

 

ps. Grazie al pm Gianni Tei. Per capire la sua preparazione e la serietà di questa Toga Verde, sentite su Radio Radicale la sua requisitoria al processo contro i responsabili del disastro iderogeologico del Mugello.

 

 

 

 

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I numeri misteriosi dei morti di Taranto. In pratica, il segreto di Pulcinella

È stato divertente assistere al balletto di comunicati stampa con i quali il ministro della salute ha smentito se stesso.
Ci sono. Non ci sono. Poi ci saranno. Invece, ci sono. Più che un balletto di numeri è stata una tarantella di comunicati stampa.
Quante sono le vittime tarantine dovute all’inquinamento? Il 10% in più di quelle attese, secondo lo studio Sentieri – che chiameremo 1.0 – quello aggiornato fino al 2002 che è stato presentato ieri, 18 settembre.
Signor ministro, ma non possiamo divulgare dati più aggiornati?
Risposta, al telefono, dell’ufficio stampa, seguito da testuale comunicato stampa: “Eh non sono ancora pronti. Sono ancora oggetto di verifica scientifica. Saranno divulgati nei prossimi mesi”.

Eppure, uno dei coordinatori del progetto Sentieri, che conosco dai tempi della “fase calda” dell’inchiesta sull’uranio impoverito, mi ha confidato che quei dati ci sono, sono pronti, assemblati, “devono solo essere rilasciati dal ministro che se li tiene stretti per motivi politici”.
Signor ministro, ma insomma? Che ci sarà mai scritto di così sconvolgente che non sappiamo già? Quali verità che gli ambientalisti tarantini non stiano divulgando da almeno dieci anni? Avete fatto analizzare cozze e formaggi. E allora? Lo sappiamo bene quanto siano inquinate e quanto la catena alimentare sia compromessa. Niente, per il ministro, il 17 settembre – data del comunicato – i numeri non erano ancora presentabili. E ieri ha illustrato la situazione – non solo di Taranto ma dei 44 Sin, siti di interesse nazionale, espressione edulcorata che indica quei buchi neri di morte e inquinamento sparsi in tutta Italia, da Marghera a Porto Torres, da Pavia a Napoli Est – riferendosi al 2002.

Poi arriva Angelo Bonelli e Peacelink, che fanno sapere che hanno il rapporto aggiornato, che lo presenteranno oggi a Taranto. Sbugiardando il ministro.

Quindi dal dicastero della Salute (sic! Cambiamo nome, please) fanno sapere che il rapporto sarà presentato il 12 ottobre.
Dunque è vero? Avevate questi numeri?

Non si disturbi signor ministro, glielo dico io quante sono le vittime dell’inquinamento a Taranto e nel resto d’Italia: troppe.

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Ecco perchè andare in vacanza è stato fondamentale.

Dieci cose che ho amato in questo mese di vacanza:

Godermi ogni giorno il cielo che da azzurro diventa cobalto, e poi blu notte, accendendo le stelle. Ogni sera, senza saltarne una, ho ringraziato la libertà delle vacanze. E tremato, perchè nel resto dell’anno quel tramonto lo vedo attraverso i vetri della finestra della redazione.

I miei affetti più cari, tutti insieme, tutti con me.

I profumi della Sardegna. E il suo mare, con quel chiacchiericcio costante delle sue onde.

Leggere. Tanto. Appassionarmi alla vita e all’energia di Steve Jobs attraverso la sua biografia, scoprire un nuovo autore di gialli italiano, voler aspettare il prossimo romanzo di David Nichols tradotto in italiano.

Camminare per chilometri ogni giorno, e non essere mai stanca.

Mangiare, assaggiare sapori, inondarmi di profumi. E avere il tempo per cucinare.

Ricevere un sms da Alberto Ibba che mi indica un’altra strada da percorrere. E la percorrerò.

Farsi 80 chilometri per partecipare a un incontro sulla diossina e sulla chimica verde. Non sono matta. È un regalo della libertà, poter scegliere di seguire i propri interessi.

Seguire Taranto, anche da lontano, e incoraggiare i miei amici della resistenza tarantina. Ci conosciamo da molti anni. Sapevano che ero con loro anche se fisicamente no.

Fare dei collegamenti logici tra cose accadute durante l’anno. Ad esempio: perchè l’Enel ha dichiarato che per mandare avanti la centrale a carbone di Porto Tolle farà arrivare il carbone dall’Indonesia e poi di quello del Sulcis non sappiamo cosa farne? Perchè se quel carbone non va bene, perchè troppo pieno di azoto, inquinante e costoso, non convertiamo tutto? E poi: perchè, volendo rimanere in Sardegna, si vuole costruire a Porto Torres una centrale a biomasse sovradimensionata che dovrebbe produrre energia a partire dai cardi? Stiamo per caso dicendo che tutta la Sardegna dovrà produrre cardi per mandare avanti quella centrale? O magari l’intenzione vera è bruciare altro in quella centrale? E poi perchè se i politici locali romani sono contrari alla scelta di Monti dell’Ortaccio come sede della nuova discarica, a due passi da Malagrotta, ieri non si sono fatti vedere alla riuscitissima fiaccolata organizzata dai cittadini?

buon anno, a tutti noi.

Toghe Verdi è qui. La battaglia è appena iniziata.

 

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Quello che il ministro Clini avrebbe dovuto dirci

Cari italiani e care italiane,

In questi anni a Taranto è avvenuto qualcosa di molto grave. Io sono ministro da meno di un anno ma non potevo non saperlo perchè sono stato per anni direttore generale del minisero dell’Ambiente. C’ero, per intenderci, quando Stefania Prestigiacomo concesse quell’Aia dalle maglie larghe.

L’Ilva non si è mai dimostrata attenta al valore fondamentale del diritto alla salute e all’ambiente. E il monitoraggio 24ore su 24 di quanto emesso da tutti i camini non è mai partito per un comportamento doloso della classe politica, oltre che degli imprenditori.

Cari tarantini, pagate un conto salato, molto salato, per una fabbrica che dà lavoro a ventimila persone. Il lavoro è importante, ma ancor di più lo è il diritto a una vita salubre, diritto che accomuna voi agli operai.

La legge regionale per la riduzione delle emissione delle diossine è stata una buona legge, ma se non si obbliga l’azienda a farsi controllare non sapremo mai se davvero quei limiti sono sempre rispettati, giorno e notte.

Ero già ministro per l’Ambiente quando sono state depositate le perizie chimiche ed epidemiologiche, ma non ho detto nulla.

Non ho detto nulla nemmeno quando il Fondo Antidiossina ha dimostrato che nel fondale antistante agli scarichi dell’Ilva c’erano fanghi tossici.

Per questo vi chiedo scusa, e farò tutto quanto in mio potere per costringere l’azienda a investire i necessari milioni di euro per uscire dall’illegalità di una produzione realizzata a discapito della vita umana.

Non intendiamo dare alcun alibi all’Ilva per abbandonare il territorio ma dovrà rispettare le leggi, le più stringenti. E cari operai, non vi abbandoneremo, ma non si può pensare di continuare a produrre acciaio uccidendo una città, i territori nei dintorni e tutta la restante economia di Taranto.

Il vostro ministro per l’Ambiente Clini.

 

Ps. Invece no, non ha detto questo. le sue parole potete leggerle qui.

http://bari.repubblica.it/cronaca/2012/08/01/news/ilva-40123044/?ref=HREC1-9

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Per la nuvola di amianto che coprì Roma c’è un imputato

Era il 2009 quando ascoltai una delle storie più incredibili della mia vita professionale. A raccontarmela fu un cittadino molto, molto arrabbiato. E aveva tutte le ragioni per esserlo. Alberto Russo mi ricevette nel suo studio e dispiegò davanti ai miei occhi una serie di documenti, cartine, mappe, dichiarazioni, atti.

Qualcuno aveva fatto implodere nel cuore dell’Eur a Roma, la vecchia struttura del Velodromo. Ma quella vecchia struttura era piena di amianto. Quindi la nuvola bianca che tutti noi avevamo osservato qualche mese prima era piena di fibre. Letale. E, manco a dirlo, nessuno aveva avvisato i cittadini.

Dove si era diretta quella nube tossica? Quali quartieri aveva lambito? Quanto materiale killer conteneva? Quali conseguenze avrebbe apportato? Se oggi, a quattro anni dal disastro, ci sono risposte alla maggior parte di queste domande, lo dobbiamo ad Alberto Russo e agli altri eroici cittadini del comitato Amianto Velodromo. Continua a leggere

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