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Care toghe verdi, consideratela un’agenda per il futuro

andrea orlandoHo cercato invano ovunque qualcosa che legasse il nuovo ministro per l’Ambiente Andrea Orlando ai temi di cui dovrà occuparsi. Che ne so, un’interrogazione parlamentare, un emendamento, una presa di posizione, nel suo curriculum degli ultimi anni. Nulla. Non pervenuto. Magari è una buona notizia, magari è più lontano dalle logiche di lobby che ci hanno regalato ministri decisamente deludenti.

Magari. Continua a leggere

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Bandiera bianca. Quella che vorrei vedere sull’Ilva

Una macchia bianca in mezzo alla città. Bianco come il colore dei camici che i tarantini ammalati vedono tutti i giorni. Bianco come il colore della resa.

Ma è tutt’altro che una resa quella della città di Taranto che domani 7 Aprile, dalle 10.30, scenderà in piazza a manifestare. La bandiera bianca è quella che spero di veder sventolare sull’acciaieria Ilva.

In attesa della sentenza della Corte Costituzionale, prevista per martedì, e che potrebbe decretare la chiusura dell’impianto, definendo incostituzionale la legge Salva Ilva voluta dal ministro Clini, e dalla maggioranza del Parlamento, i tarantini scendono in piazza a sostegno della magistratura.
Invitati da Peacelink e dal Fondo Antidiossina che hanno organizzato il corteo, medici, infermieri, analisti, tutto il comparto sanitario insomma, ha aderito e parteciperà in camice bianco.

E poi, martedì 9 Aprile, tutti a Roma, in piazza Montecitorio, per un lungo sit in, dalle 9 alle 18 grazie anche a No War, dove gli ammalati e i tarantini che nel sangue hanno tutt’oggi piombo e altri metalli pesanti, segnali di un’esposizione che continua imperterrita, attenderanno l’esito della decisione della Consulta.

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L’ambiente non c’è nei programmi elettorali? Scommetto che cambieranno idea

ermete realacciTutto è nato così, con uno scambio di messaggi tra un gruppo di pazzerelli.

Eh sì perchè un po’ bisogna esserlo, pazzi, per mettersi a studiare i programmi elettorali alla disperata ricerca di qualcosa di ambiente. Che ne so, un’idea, un progetto, una presa di posizione… Otto giornalisti d’ambiente e blogger, tra cui la sottoscritta, con nu faro puntato sui siti di tutti i partiti.

Poi ci siamo visti in un hangout, come si dice in gergo: un videoritrovo in diretta streaming su youtube durante il quale ci siamo scambiati opinioni, idee, considerazioni, con l’obiettivo di stimolare la discussione e portare il tema all’attenzione di quante più persone è possibile. Lo potete vedere qui: Videoritrovo.

E poi  è accaduto: alcuni leader di partiti o responsabili dei vari comparti ambiente ci hanno contattati per essere intervistati. Il calendario si sta infittendo ora dopo ora.

E così ecco il primo appuntamento.

Domani pomeriggio, mercoledì 30 gennaio, alle ore 17:00 la Rete dei Giornalisti e Blogger per l’Ambiente intervisterà +Ermete Realacci, presidente onorario di +Legambiente Onlus, già deputato e candidato alla Camera nella posizione numero tredici della lista PD nella circoscrizione Lombardia II.

Parteciperanno all’intervista +Marina Perotta, +Maria Ferdinanda Piva, +Carlo Bochicchio, +sabrina deligia, +Peppe Croce, +Stefania Divertito.

Dietro le quinte anche il buon +Guido Grassadonio. Ogni giornalista/blogger farà una domanda a Realacci.

Vi invitiamo a farci sapere tramite i commenti se c’è qualcosa che vorreste chiedere al nostro ospite, cercheremo di accontentarvi se sarà possibile.

Se volete partecipare alle nostre discussioni ci trovate nella community Giornalisti per l’ambiente https://plus.google.com/communities/114104940028887882686 ) o nel gruppo Facebook Rete dei giornalisti per l’ambientehttp://www.facebook.com/groups/217871938310785/366161320148512/ )

Se volete aiutarci a diffondere i temi dell’ambiente nella politica italiana, fate girare questo post e partecipate alla discussione.

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di | 29 gennaio 2013 · 18:02

Una scuola per investigatori ambientali

Bella iniziativa!

Una scuola per la formazione di “007” destinati a prevenire e perseguire i reati ambientali. Nasce a Castelvolturno, nel Casertano; una terra difficile, preda della camorra, per anni oltraggiata dall’abusivismo edilizio e dall’interramento di rifiuti, anche tossici. Proprio per dare un segnale simbolico di legalità, si è deciso di aprire qui, nei terreni confiscati al clan Coppola, quest’accademia, gestita dal corpo Forestale dello Stato, la cui aula magna è stata intitolata a un personaggio simbolo della lotta alla criminalità organizzata: il parroco Don Peppino Diana, ucciso dai Casalesi a Casal di Principe.

Il centro all’avanguardia, costruito in un ex “terra di nessuno”, adibita a discarica abusiva, ospiterà sale conferenze, un auditorium per oltre 300 persone, camere per i corsisti, una mensa e un simulatore per la gestione degli incendi boschivi. Nelle attività del campus saranno coinvolte anche l’associazione antimafia Libera di Don Luigi Ciotti e la Direzione distrettuale antimafia di Santa Maria Capua Vetere.

Vedremo cosa faranno…

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Una corte di giustizia internazionale… per l’ambiente. Clicco su Mi piace

Un’agenzia di stampa confusa tra le altre. Ma ci sono almeno tre parole che hanno attirato la mia attenzione: corte, internazionale, ambiente.

Leggo: «Oltre trenta tra relazioni e interventi, con la presenza di esponenti delle istituzioni italiane ed europee, economisti, climatologi, rappresentanti delle associazioni ambientaliste e delle principali sigle impegnate nella green economy, si riuniranno il  9 maggio a Roma, nella sala ‘Pietro da Cortonà dei Musei Capitolini, per un seminario organizzato dall’Icef, International Court of the Environment Foundation. L’obiettivo dichiarato è di «fare pressione sul governo perchè si faccia portavoce della proposta di creare una Corte Internazionale per l’Ambiente, durante i lavori di Rio+20, la Conferenza Onu sullo sviluppo sostenibile in programma a Rio de Janeiro nella seconda metà di giugno». Spiega il direttore dell’Icef, Amedeo Postiglione, presidente onorario aggiunto della Corte di Cassazione: «Il nostro auspicio è che questa sessione di lavori, oltre a illustrare nel merito la proposta di istituire una Corte mondiale per l’ambiente, serva per far esprimere ai molti autorevoli esponenti delle istituzioni nazionali e locali la loro opinione chiara sull’argomento e aiuti a costruire una ‘massa criticà che faccia pressione sul governo italiano, in vista dei lavori di Rio de Janeiro».

Bello. Vado sul loro sito e leggo: «La piattaforma della Fondazione si concentra sui meccanismi di risoluzione delle controversie nel diritto internazionale dell’ambiente e sull’accesso alle informazioni, partecipazione e giustizia. I suoi obiettivi sono:

  • La promozione di un sistema equilibrato di governo mondiale dell’ambiente, che include il profilo politico-amministrativo e quelli giurisdizionali;

La creazione in particolare: di un’agenzia internazionale dell’ambiente, con funzioni di più efficace controllo, monitoraggio e gestione dell’ambiente, e di una Corte Internazionale dell’Ambiente nella forma considerati più appropriato dalla comunità internazionale, che dà accesso non solo agli Stati, ma anche alle associazioni e agli individui”.

Vabbè mi hanno convinto. Approfondirò.Hai visto mai che si può creare una rete di toghe verdi internazionali?

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L’Ambiente rimarrà senza regole? Appello a Monti

Si scrive semplificazione, si legge deregulation. Bonifiche dei siti contaminati, gestione dei rifiuti da imballaggio, dragaggio dei porti: proprio gli interventi in materia ambientale che smuovono decine di milioni di euro, e spesso sono soldi sporchi, di dubbia provenienza, che nascondono interessi mafiosi, ecco, proprio su questo, interviene il governo cercando semplificazioni. Ma potrebbe essere molto pericoloso.

E così, le principali associazioni ambientaliste (Legambiente e Wwf in testa9 hanno lanciato un appello a Monti: rafforzate i controlli, mentre invece l’articolo 14 del decreto semplificazioni prevederebbe addirittura la soppressione dei controlli per le aziende certificate.

Cosa? Ha idea, il governo Monti, cosa potrebbe accadere? E il nostro ministro dell’Ambiente corrado Clini costa fa?

In una lettera comune, Legambiente e Wwf auspicano «un confronto ampio sul modello di sviluppo che il nostro Paese intende assicurare alle future generazioni», che sia «imprescindibile dalla sostenibilità ambientale e si ispiri al principio di precauzione riferito alla direttiva comunitaria». Un obiettivo, precisano gli ambientalisti, «da conseguire grazie all’inserimento dei delitti ambientali nel codice penale, più volte richiesto anche dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti».

Intanto, il 12 marzo la Camera esaminerà il decreto legge in materia ambientale. Saremo lì a studiarcelo anche noi.

 

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