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I numeri misteriosi dei morti di Taranto. In pratica, il segreto di Pulcinella

È stato divertente assistere al balletto di comunicati stampa con i quali il ministro della salute ha smentito se stesso.
Ci sono. Non ci sono. Poi ci saranno. Invece, ci sono. Più che un balletto di numeri è stata una tarantella di comunicati stampa.
Quante sono le vittime tarantine dovute all’inquinamento? Il 10% in più di quelle attese, secondo lo studio Sentieri – che chiameremo 1.0 – quello aggiornato fino al 2002 che è stato presentato ieri, 18 settembre.
Signor ministro, ma non possiamo divulgare dati più aggiornati?
Risposta, al telefono, dell’ufficio stampa, seguito da testuale comunicato stampa: “Eh non sono ancora pronti. Sono ancora oggetto di verifica scientifica. Saranno divulgati nei prossimi mesi”.

Eppure, uno dei coordinatori del progetto Sentieri, che conosco dai tempi della “fase calda” dell’inchiesta sull’uranio impoverito, mi ha confidato che quei dati ci sono, sono pronti, assemblati, “devono solo essere rilasciati dal ministro che se li tiene stretti per motivi politici”.
Signor ministro, ma insomma? Che ci sarà mai scritto di così sconvolgente che non sappiamo già? Quali verità che gli ambientalisti tarantini non stiano divulgando da almeno dieci anni? Avete fatto analizzare cozze e formaggi. E allora? Lo sappiamo bene quanto siano inquinate e quanto la catena alimentare sia compromessa. Niente, per il ministro, il 17 settembre – data del comunicato – i numeri non erano ancora presentabili. E ieri ha illustrato la situazione – non solo di Taranto ma dei 44 Sin, siti di interesse nazionale, espressione edulcorata che indica quei buchi neri di morte e inquinamento sparsi in tutta Italia, da Marghera a Porto Torres, da Pavia a Napoli Est – riferendosi al 2002.

Poi arriva Angelo Bonelli e Peacelink, che fanno sapere che hanno il rapporto aggiornato, che lo presenteranno oggi a Taranto. Sbugiardando il ministro.

Quindi dal dicastero della Salute (sic! Cambiamo nome, please) fanno sapere che il rapporto sarà presentato il 12 ottobre.
Dunque è vero? Avevate questi numeri?

Non si disturbi signor ministro, glielo dico io quante sono le vittime dell’inquinamento a Taranto e nel resto d’Italia: troppe.

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Taranto arriva a Roma. E Roma risponde con le chiacchiere

Grazie a Giovanni Urgo per la foto!

L’inquinamento dell’Ilva a Taranto pesa «tre volte di più dei residenti. Circa 250 kg di inquinanti per ogni cittadino». Visto che a fare notizia sono sempre più spesso i numeri, ecocli, un po’ di numeri, citati da Alessandro Marescotti di Peacelink alla Camera, durante una conferenza stampa. E i numeri, sono quelli della procura di Taranto: «Due decessi al mese per inquinamento».

Non solo denuncia, ma anche soluzione: ecco gli ambientalisti del perchè, che mi piacciono sempre di più: per l’Ilva a Taranto, le associazioni hanno in mente una loro proposta su un “processo di svelenimento” incentrato su “un Piano straordinario per il futuro di Taranto”, cosi’ come scritto al premier Mario Monti affinchè prenda in considerazione il “destino dei tarantini”.
Subito serve la “messa in sicurezza di emergenza della falda“. Poi un processo di “disinquinamento e bonifica” messo in pratica dagli stessi operai. In questo modo – osservano le associazioni – si potranno tenere insieme le diverse esigenze: combattere l’inquinamento, la salute dei cittadini e l’occupazione. Infine, le associazioni ricordano la riapertura dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) per l’Ilva disposta dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini dopo il via libera concesso dal precedente ministro anche grazie all’assenza di prescrizioni del sindaco della citta’. Riferendosi ad una lettera, indirizzata all’attuale titolare dell’Ambiente, fanno presente che loro chiedevano non il “riesame” ma il “ritiro” dell’Aia.

E come ha risposto la politica? Con l’ennesimo tavolo tecnico o simil tecnico, in cui si rinvia a un ulteriore e successivo tavolo. Parole, insomma. Continua a leggere

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