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Sì, azzuffiamoci anche per le nomine. Ma intanto accade questo. Italia, aprile 2013.

saline

Il vuoto istituzionale, Grillo che non è andato in piazza, Napoletano rieletto, chi sarà il presidente del consiglio?, si voterà?, l’implosione del Pd.
Per me, le emergenze sono altre. Sono, ad esempio, che l’informazione si è (quasi tutta) definitivamente distratta. E mentre i controllori dei poteri abbaiano ai politici per riprenderne una voce, nelle stanze che contano accadono cose come queste, che il comitato No carbone Saline Joniche racconta, efficacemente, in questo post che riprendo pari pari.

Buona indignazione.

L’ultima vergogna del governo dei tecnici, è stata perpetrata, nel silenzio assoluto,  il 5 aprile 2013. Provoca sconcerto in tutta l’Area Grecanica l’approvazione della V.I.A. per la costruzione della centrale a carbone della SEI-Repower, da parte del governo Monti con un decreto ministeriale a firma del Ministro Clini che nelle conferenze parla di difesa del territorio ed energie rinnovabili salvo poi, nel segreto della stanza dei bottoni, dimenticarsi di essere a capo del dicastero dell’ambiente, avallando progetti dannosi.

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Archiviato in Enel Porto Tolle, Le battaglie di Togheverdi, Le nuove battaglie

L’unico gesto dignitoso: le dimissioni

In genere non penso che chi abbia un posto di responsabilità, e sbagli, debba per forza dimettersi. Sbagliare è umano, ed è ammesso anche a un ministro. Anzi, quando si sbaglia, è proprio il caso di rimanere al proprio posto, per poter rimediare.

Ma qui è diverso. Il ministro per l’ambiente Corrado Clini ha sbagliato a luglio, quando si è messo contro le decisioni della procura di Taranto, minimizzando il problema sanitario e ambientale, parlando solo di produzione e di posti di lavoro. Prevaricando, quindi, il proprio ambito di intervento e smascherando con decine di dichiarazioni, comunicati stampa, tweet, il suo vero interesse: non l’ambiente, ma l’industria.
Poi ha sbagliato a settembre, quando ha querelato il presidente dei Verdi Angelo Bonello “reo”, a suo avviso, di aver diffuso dati degni di un “procurato allarme”, non veritieri, mistificatori. E ancora nella sua Autorizzazione integrata ambientale rende lunghi i tempi della messa in sicurezza.

Abbiamo scoperto lunedì che quei dati erano errati, ma per difetto. La verità di Taranto è ancora più emergenziale, pericolosa, drammatica. Ce lo ha raccontato non una fonte anonima del web, ma il suo collega di governo, il ministro per la Salute Renato Balduzzi. E Clini cosa fa? Parla di prevenzione, monitoraggio della salute, ieri ha accusato la “catena alimentare” di essere la responsabile dei morti di Taranto. Uno, dei responsabili, insomma. Restano: le meteoriti, le scie chimiche, il volere divino.

Ministro, solo qualche domanda: chi ha sporcato per sempre la catena alimentare? Perchè c’è diossina nelle cozze, nel formaggio, nel latte, anche delle mamme di Taranto? Perchè sono stati macellati migliaia di capi di bestiame? Dove pascolavano quelle mucche?

Chi dovrebbe preoccuparsi dell’integrità dell’ambiente a Taranto, se non lei?

E lei, dov’era negli ultimi dieci anni? Ah, certo, rivestiva ruoli chiave al ministero dell’Ambiente. “Ma mi occupavo d’altro”, ci ha fatto sapere ieri.
Ci faccia un piacere, torni a occuparsene.

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Quello che il ministro Clini avrebbe dovuto dirci

Cari italiani e care italiane,

In questi anni a Taranto è avvenuto qualcosa di molto grave. Io sono ministro da meno di un anno ma non potevo non saperlo perchè sono stato per anni direttore generale del minisero dell’Ambiente. C’ero, per intenderci, quando Stefania Prestigiacomo concesse quell’Aia dalle maglie larghe.

L’Ilva non si è mai dimostrata attenta al valore fondamentale del diritto alla salute e all’ambiente. E il monitoraggio 24ore su 24 di quanto emesso da tutti i camini non è mai partito per un comportamento doloso della classe politica, oltre che degli imprenditori.

Cari tarantini, pagate un conto salato, molto salato, per una fabbrica che dà lavoro a ventimila persone. Il lavoro è importante, ma ancor di più lo è il diritto a una vita salubre, diritto che accomuna voi agli operai.

La legge regionale per la riduzione delle emissione delle diossine è stata una buona legge, ma se non si obbliga l’azienda a farsi controllare non sapremo mai se davvero quei limiti sono sempre rispettati, giorno e notte.

Ero già ministro per l’Ambiente quando sono state depositate le perizie chimiche ed epidemiologiche, ma non ho detto nulla.

Non ho detto nulla nemmeno quando il Fondo Antidiossina ha dimostrato che nel fondale antistante agli scarichi dell’Ilva c’erano fanghi tossici.

Per questo vi chiedo scusa, e farò tutto quanto in mio potere per costringere l’azienda a investire i necessari milioni di euro per uscire dall’illegalità di una produzione realizzata a discapito della vita umana.

Non intendiamo dare alcun alibi all’Ilva per abbandonare il territorio ma dovrà rispettare le leggi, le più stringenti. E cari operai, non vi abbandoneremo, ma non si può pensare di continuare a produrre acciaio uccidendo una città, i territori nei dintorni e tutta la restante economia di Taranto.

Il vostro ministro per l’Ambiente Clini.

 

Ps. Invece no, non ha detto questo. le sue parole potete leggerle qui.

http://bari.repubblica.it/cronaca/2012/08/01/news/ilva-40123044/?ref=HREC1-9

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Adesso tutti si accorgono che l’Aia concessa all’Ilva è troppo morbida.

Aia da rifare. L’autorizzazione integrata ambientale sarà rivista. C’era bisogno del risultato dell’indagine epidemiologica per smuovere l’aria torbida a Taranto. Oppure, meglio ancora, delle elezioni. L’attuale sindaco è sempre più lontano dai cittadini, o, perlomeno, dai cittadini interessati alla questione ambientale e quindi alla propria salute, e scendono in campo i Verdi, che proprio nella città pugliese potrebbero, per così dire, risorgere. Angelo Bonelli formalizzerà oggi la propria candidatura appoggiato dalla fetta più consistente degli ambientalisti e proprio in questi giorni è arrivata la decisione sull’Aia: il 14 marzo a Bari il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, si incontreranno per discutere il riesame della procedura Aia (Autorizzazione integrata ambientale) per il polo siderurgico di Taranto, che era stata rilasciata dall’allora ministro Stefania Prestigiacomo nell’agosto scorso e che secondo i periti del tribunale è insufficiente, e, appunto, inefficace.

E intanto l’Ilva, incurante della batosta rappresentata dalla perizia epidemiologica, prosegue con il ricorso al Tar proprio contro le prescrizioni fissate dall’Aia in vigore.  «Neppure in un momento drammatico come l’attuale l’Ilva ha dato prova di voler aprire una fase di dialogo più sereno con il territorio e le istituzioni, magari rinunciando alla istanza di sospensiva discussa»: lo ha sottolineato in una nota il Circolo Legambiente di Taranto riferendosi all’udienza di ieri dinanzi al Tar di Lecce in cui si è discusso appunto il ricorso presentato dall’azienda.  «L’Ilva – aggiunge l’associazione ambientalista – ha invece insistito pervicacemente nella propria richiesta di sospensione dell’efficacia del provvedimento di Aia, relativamente alle prescrizioni in materia di sistemi di abbattimento di macro e micro inquinanti, nonchè di rete di smaltimento delle acque reflue. Ciò risulta particolarmente e negativamente significativo anche in considerazione del fatto che il prossimo 14 marzo è previsto un incontro tra istituzioni locali e ministero, propedeutico alla riapertura del procedimento di Aia, e che – conclude l’associazione ambientalista – potrebbe essere proprio quella la sede nella quale, in contraddittorio con tutte le altre parti, andare a verificare le modalità di esecuzione e il peso delle prescrizioni».

L’Aia approvata dal precedente ministro dell’Ambiente, quindi, non è assolutamente adeguata agli impatti sanitari e ambientali di uno degli impianti siderurgici più grandi d’Europa, ma nonostante ciò l’Ilva si  opposta per vie legali. Le toghe verdi, qui a Taranto, hanno molto su cui lavorare.

 

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