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Si fa presto a dire Pm10

891713_4993258144077_876995174_oDiretta streaming su Peacelink di un interessante incontro all’università di Giurisprudenza di Taranto sul decreto Salva-Ilva, la sua costituzionalità e la situazione della città. Presente anche Giorgio Assennato, direttore dell’Arpa pugliese.

Ho le cuffie, lo ascolto mentre sono al lavoro, come un sottofondo. Ascolto gli interventi, mi perdo ogni tanto qualcosa ma so che potrò recuperarlo nella registrazione, e intanto scrivo notizie nella pagina delle news di Metro. A un certo punto mi distraggo, sto cercando di capire cosa sta succedendo a Palazzo Chigi dove teoricamente dovrebbero decidere come assegnare i 20 miliardi che dovrebbero essere a disposizione delle imprese che vantano crediti con la pubblica amministrazione. Mi perdo dietro questi condizionali, e nelle dichiarazioni in politichese dei politici quando Luciano Manna mi richiama su Taranto con un messaggio. “Hai sentito?”. connetto orecchie e cervello: Assennato sta appena dicendo che l’aria di Taranto non è peggiore di quella di altre città d’Italia. Che le Pm10 sono allo stesso livello, che in Canada si respira la stessa aria.

La webcam inquadra la faccia perplessa e lo sguardo interrogativo di Alessandro Marescotti che scalpita per intervenire. Sul mio telefono leggo la rabbia di Fabio Matacchiera. Ci sentiamo: è giustamente furioso.

“Il tema non è quanta Pm10c’è a Taranto, o almeno non solo – mi dice Fabio Matacchiera – Il tema è cosa c’è nelle Pm 10. I metalli pesanti e le polveri inquinanti che abbiamo qui non ci sono altrove”.

Certo, è così. Certo, ma non è facile che chi sta ascoltando il direttore dell’Arpa abbia queste conoscenze, abbia questi strumenti per controbattergli. Fortunatamente Marescotti non gliele manda a dire, ed è preciso nella sua replica.

Ma quante volte, in  quanti giornali,  in quanti studi i televisivi, le parole di Assennato o chi per lui saranno state semplicemente riportare, senza analisi, senza dubbi, senza approfondimenti? quante volte la bugia sarà stata ripetuta, fino a diventare verità per qualcuno?

Per una marea di ragioni, ma anche per questo, sabato e domenica sarò a Taranto. E Toghe Verdi racconterà, giorno per giorno, il cammino verso il 9 aprile, quando la Corte Costituzionale dirà la sua sul decreto Clini Salva Ilva che secondo i magistrati Tarantini viola 17 articoli della Costituzione.

Ci vediamo 500 chilometri a Sud, tra una manciata di ore.

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Fatemi capire: tutto sto casino per avere un decreto alla Berlusconi?

Un decreto per rendere l’Ilva un sito da proteggere, anche con le forze armate. Per poter continuare a produrre, a vendere, a far lavorare, a inquinare.

Neanche una parola per i malati di Taranto.

Neanche una parola per indagini che vedono compromessa l’integrità morale di chi quei malati e la cittadinanza tutta dovevano proteggere.

Neanche una riga nell’agenda politica.

Neanche una parentesi nel dibattito delle primarie.

Nè un’idea, nè una soluzione, nè una proposta.

L’unica, terribile, ipotesi: che Monti proponga a Napolitano un decreto per fare di Taranto quello che è stato fatto di Acerra qualche anno fa dal governo Berlusconi.

Un decreto per scavalcare un’ordinanza della magistratura. Per calpestare il diritto alla salute di una cittadinanza.

Presidente Napolitano, il diritto alla salute è tutelato dalla Costituzione. Dica di no a questo decreto criminale.

 

 

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L’unico gesto dignitoso: le dimissioni

In genere non penso che chi abbia un posto di responsabilità, e sbagli, debba per forza dimettersi. Sbagliare è umano, ed è ammesso anche a un ministro. Anzi, quando si sbaglia, è proprio il caso di rimanere al proprio posto, per poter rimediare.

Ma qui è diverso. Il ministro per l’ambiente Corrado Clini ha sbagliato a luglio, quando si è messo contro le decisioni della procura di Taranto, minimizzando il problema sanitario e ambientale, parlando solo di produzione e di posti di lavoro. Prevaricando, quindi, il proprio ambito di intervento e smascherando con decine di dichiarazioni, comunicati stampa, tweet, il suo vero interesse: non l’ambiente, ma l’industria.
Poi ha sbagliato a settembre, quando ha querelato il presidente dei Verdi Angelo Bonello “reo”, a suo avviso, di aver diffuso dati degni di un “procurato allarme”, non veritieri, mistificatori. E ancora nella sua Autorizzazione integrata ambientale rende lunghi i tempi della messa in sicurezza.

Abbiamo scoperto lunedì che quei dati erano errati, ma per difetto. La verità di Taranto è ancora più emergenziale, pericolosa, drammatica. Ce lo ha raccontato non una fonte anonima del web, ma il suo collega di governo, il ministro per la Salute Renato Balduzzi. E Clini cosa fa? Parla di prevenzione, monitoraggio della salute, ieri ha accusato la “catena alimentare” di essere la responsabile dei morti di Taranto. Uno, dei responsabili, insomma. Restano: le meteoriti, le scie chimiche, il volere divino.

Ministro, solo qualche domanda: chi ha sporcato per sempre la catena alimentare? Perchè c’è diossina nelle cozze, nel formaggio, nel latte, anche delle mamme di Taranto? Perchè sono stati macellati migliaia di capi di bestiame? Dove pascolavano quelle mucche?

Chi dovrebbe preoccuparsi dell’integrità dell’ambiente a Taranto, se non lei?

E lei, dov’era negli ultimi dieci anni? Ah, certo, rivestiva ruoli chiave al ministero dell’Ambiente. “Ma mi occupavo d’altro”, ci ha fatto sapere ieri.
Ci faccia un piacere, torni a occuparsene.

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Ilva, dopo la perizia, siamo sempre più incazzati

Dovremmo essere felici. Ma continiamo a rimanere solo incazzati.

Tre periti hanno messo per iscritto quanto allevatori, cittadini, ambientalisti, mamme, pensionati a Taranto sapevano da anni.

Quanti: Cinque? Dieci? Quindici anni?

Da sempre lo sapevano. Da quando hanno cominciato a piangere lutti giovani. Da quando si mormorava che i tumori erano troppi. Da quando, era il 2008, Peacelink fece analizzare quel formaggio e vi trovò diossina.

Mi ricordo una telefonata di dieci-dodici anni fa: qui a Taranto succedono cose strane. È colpa dell’Ilva. Iniziò così il mio viaggio in quella città. Quella volta che con il mio amico Michele mangiavamo cozze e parlavamo di tante cavolate, lui se ne uscì con una frase: “poi magari fai un’inchiesta anche su questa città”.

Taranto mi  è entrata nel cuore subito e non ne uscirà mai più. Oggi i periti sanno darci le cifre della strage: ogni anno tra malattie e morti ci sono 90 vittime dell’Ilva a Taranto.

«L’esposizione continuata agli inquinanti dell’atmosfera emessi dall’impianto siderurgico  – c’è scritto – ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e di morte». Ha causato e causa: passato e soprattutto presente nella relazione firmata dai periti Annibale Biggeri, docente ordinario all’università di Firenze e direttore del centro per lo studio e la prevenzione oncologica, Maria Triassi, direttore di struttura complessa dell’area funzionale di igiene e sicurezza degli ambienti di lavoro ed epidemiologia applicata dell’azienda ospedaliera universitaria Federico II di Napoli, e Francesco Forastiere, direttore del dipartimento di Epidemiologia dell’Asl di Roma.

«Nei sette anni considerati, per Taranto nel suo complesso, si stimano 83 decessi attribuibili ai superamenti del limite Oms di 20 microgrammi al metro cubo per la concentrazione annuale media di Pm10. Nei sette anni considerati per i quartieri Borgo e Tamburi – i più influenzati dalle emissioni – si stimano 91 decessi attribuibili ai superamenti Oms di 20 microgrammi al metro cubo per la concentrazione annuale media di PM10».

E ancora: nei sette anni considerati per Taranto «si stimano – sempre secondo la perizia – 193 ricoveri per malattie cardiache attribuibili ai superamenti del limite Oms di 20 microgrammi al metro cubo per la media annuale delle concentrazioni di Pm10 e 455 ricoveri per malattie respiratorie».

Una strage. Considerati i numeri totali, si arriva a 90 tra decessi e malattie ogni anno.

Aumentati i tumori tra i bambini, dicono i periti, sempre a causa dell’impianto industriale. Qualche anno fa fu ordinato l’abbattimento dei capi di bestiame perchè pieni di diossine. L’equazione dei tarantini fu semplice:  la mucca mangia l’erba di Taranto e si ammala, e noi?

È stata necessaria una perizia per dimostrarlo. E ora ecco qua numeri e situazioni circoscritte.

Manca la soluzione: dovrà essere la giustizia, il prossimo 30 marzo, a esaminare la maxiperizia poi il gip Todisco trasmetterà gli atti alla procura che dovrà decidere se chiedere il sequestro degli impianti e come proseguire le indagini sulle emissioni.  Ancora un mese sotto quel mostro, i cui esperti faranno di tutto per confutare le conseguenze del documento. Ma nulla potranno contro la rabbia che si alimenterà giorno dopo giorno. Perchè, una cosa è saperlo, una cosa è vedere certificato in un documento ufficiale che la fabbrica del lavoro è fabbrica di morte.

Non mi venite a dire che ci sarà un problema di occupazione. Chi cavolo se ne frega di fornte a un tumore che colpisce un bambino di sei anni?

Intervenga la politica, intervengano gli ammortizzatori, si riqualifichino gli operai e li si convertino ai lavori di bonifica. Non è nostro compito indicare la strada.

Il nostro compito è tenere a bada questa rabbia che monta come un’onda di Hokusai  e restare vigili, sempre, anche per quel formagigo che non mangeremo più. E per il pastore che l’offri per cercare le diossine, e che da una manciata di giorni è morto di tumore al cervello.

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Ilva, la conferma dei periti sui tumori di Tamburi

Ore decisive per il destino del complesso siderurgico di Taranto. Stasera gli esperti hanno depositato in procura la seconda e attesissima perizia, quella epidemiologica: un dossier di circa 200 pagine non ancora distribuito nemmeno a tutte le parti civili.

Secondo alcune indiscrezioni quello che avrebbe in mano il gip Patrizia Todisco sarebbe un vero e proprio documento bomba. Sappiamo, ad esempio, che nella parte conclusiva sarebbe stata tracciata senza dubbi l’equazione che unisce i fumi dell’ilva, e in particolar modo il benzo(a)pirene con le malattie, le morti precoci per tumore e le malformazioni che ammorbano la città e in particolar modo il quartiere Tamburi.

Siamo in trepida attesa: da domani la perizia potrebbe cominciare a circolare e dovrebbe essere sviscerata da occhi esperti.

Ma un dato è certo: se il contenuto dovesse essere confermato, il pm avrebbe per le mani uno strumento con il quale sarebbe possibile anche chiedere il sequestro preventivo dell’Ilva. Così come hanno fatto altre toghe verdi come ad esempio il pm Domenico Fiordalisi che sta indagando sul poligono militare di Perdasdefogu. Perimetrare e impedire ai pastori di portare nell’area le pecore ha scatenato una specie di sommossa, da parte di centinaia di persone preoccupate del prosieguo dell’attività produttiva. E, leggendo i commenti che in queste ultime ore ci sono su Facebook, sicuramente anche il blocco dell’Ilva potrebbe scatenare una faida cittadina da parte di chi nello stabilimento ci lavora. Quindi immagino sia una decisione molto delicata, a parte certo tutte le altre implicazioni.

Ma spero che si troverà la forza per un gesto coraggioso. Perchè la salute è un diritto promario inviolabile e insopprimibile. E i tarantini hanno già pagato abbastanza.

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Ilva: “Anche per noi l’ambiente è importante”. Sembra una battuta, ma non lo è

L’ho letta e, al volo, non ho potuto non condividerla. È un’agenzia di stampa, ma seguono domande che spero troveranno risposte.

«È auspicabile che in questa fase rimanga ferma la volontà di dialogo tra le istituzioni e l’industria perchè anche per noi, soprattutto per noi, raggiungere elevati livelli di ecocompatibilità degli impianti è un obiettivo irrinunciabile». Lo ha detto Adolfo Buffo, rappresentante della direzione per qualità sicurezza e ambiente dell’Ilva di Taranto, commentando l’ordinanza Continua a leggere

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L’Ilva inquina. La “scoperta” dei periti

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Nelle lunghe chiacchierate con i tarantini mi ha sempre colpito la loro tenacia nella lotta e la loro capacità di restare lì, ad aspettare la giustizia, chiedendo attenzione nel resto d’Italia, attenzione che solo raramente, purtroppo, c’è stata.

Adesso la giustizia, anzi la Giustizia, con la lettera maiuscola, potrebbe essere in dirittura di arrivo.

Le emissioni di gas, vapori, polveri e diossina che ogni giorno, e ogni notte, vengono sputate fuori dai camini dell’Ilva crea pericoli per la salute dei suoi lavoratori e della gente. E gli animali abbattuti nei mesi scorsi perchè ammalatisi pascolando nell’area industriale di Taranto avevano quasi impresso il marchiò di quelle emissioni, e l’azienda non ha fatto tutto quello che le compete per evitare quei pericoli.

Lo hanno scritto, nero su bianco, i periti chimici nella prima parte della maxi perizia depositata alla segreteria del gip di Taranto Patrizia Todisco,

La perizia si inquadra nell’incidente probatorio dell’inchiesta aperta dal procuratore Franco Sebastio, dall’aggiunto Pietro Argentino e dal sostituto Mariano Buccoliero (a proposito di Toghe Verdi…) nella quale risultano indagati Emilio e Nicola Riva, il direttore Luigi Capogrosso, il capo area cokerie Ivan Di Maggio, il capo area Agglomerato Angelo Cavallo. Continua a leggere

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