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E per voi che andate a fare il bagno alle spiagge bianche… #sapevatelo

ImmagineLa Procura di Livorno ha accettato la richiesta di patteggiamento dello stabilimento Solvay di Rosignano. L’inchiesta riguarda gli scarichi a mare dello stabilimento chimico. Il reparto operativo aeronavale della Guardia di finanza di Livorno aveva scoperto che gli scarichi a mare della Solvay venivano diluiti con acque di raffreddamento; in questo modo venivano fatte rientrare nei limiti di legge le quantita’ di sostanze inquinanti sversate. Ora, la richiesta di patteggiamento verra’ inoltrata al giudice.

Questa la notizia.

Io mi chiedo come si possa patteggiare un reato come questo.

E perchè le centinaia di turisti che ogni week end si riversano sulle Spiagge bianche di Rosignano (Toscana, vicino Livorno), non vengono informati ma come punto di riferimento hanno solo un cartello turistico che indica una delle principali attrazioni della zona?

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La Snia Viscosa di Pavia è chiusa. Ma l’inquinamento prosegue

Non bastava la Fibronit. L’ecatombe dell’amianto. Un’altra bomba ecologica si abbatte su Pavia. Il Corpo forestale dello Stato e gli agenti del Parco Lombardo Valle del Ticino, hanno sequestrato l’area “ex – Chatillon”  in base alla richiesta della Procura di Pavia. Sono 60 mila metri quadrati circa che ospitanoi resti dello stabilimento dell’ex SNIA Viscosa (uno degli stabilimenti chimico-tessili più grandi della Lombardia).

I carotaggi hanno portato alla luce la presenza diffusa di zolfo, metalli tossici e idrocarburi pesanti, anche in notevoli quantità.

E non solo in superficie. anche nel sottosuolo, almeno sino ad otto metri.

«A tale quota si trova già la falda e, pertanto,  – si legge nella nota diffusa dal Corpo forestale – le sostanze pericolose si sono propagate e si stanno diffondendo nelle acque sotterranee. Nella perizia viene evidenziato come tale situazione sia dovuta alla presenza di terreni contaminati e grandi quantità di rifiuti interrati e che tali materiali non sono stati adeguatamente trattati e/o messi in sicurezza, determinando, quindi, il continuo trasferimento in ambiente di sostanze pericolose contaminanti.
La situazione, di fatto, non risulta essere stata adeguatamente fronteggiata dall’attuale proprietario dell’area contaminata, il quale, a tutt’oggi, non ha compiuto alcuna operazione idonea di bonifica né tantomeno di contenimento dell’inquinamento al fine di evitare l’ allargamento dell’area inquinata e compromessa».

Toghe verdi in azione. Stavolta, sarà fatta giustizia?

 

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Stasera festeggiamo Casale Monferrato, Italia

Qualcuno ha scritto che stapperà una bottiglia di buon Barolo, stasera.

Qualcuno promette di ubriacarsi.

Qualcun altro è proiettato al 13 febbraio, il giorno della sentenza.

Io sono dietro le finestre e vedo una Roma incredibilmente innevata. E mi sembra che il silenzio che circonda la città sia perfetto per questa serata. Perchè voglio godere di questa notizia, farla scendere dentro di me, farla radicare, perchè sia bagaglio culturale del futuro.

Il comune di Casale Monferrato ha deciso, una manciata di ore fa, di dire no ai 18 milioni di euro promessi da Mr. Eternit. Non un regalo, ma una offerta d’acquisto. L’ex magnate della fabbrica che ha appestato Casale, ma non solo, uccidendo solo lì 1800 persone, voleva in cambio che il comune simbolo della lotta contro l’amianto, uscisse dal processo ritirando la costituzione di parte civile.

Beh, la tentazione c’è stata. E pure il primo sì. A dicembre. Non le dimentico le cronache di quei giorni. Cittadini trattati come appestati, messi alla porta durante il consiglio comunale in cui Casale disse sì. Continua a leggere

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Se le città sono inquinate, il cittadino va risarcito

Cari tutti, ecco un interessante articolo pubblicato su www.linkiesta.it

Duecentomila euro di risarcimento a duemila cittadini. Tanto dovranno pagare il ministero dell’Ambiente e della Salute secondo il Tar Lazio. Colpevoli, i due dicasteri, di aver lasciato che i cittadini di Lazio, Toscana, Trentino, Lombardia, Umbria, bevessero acqua contenente arsenico. Il ricorso è stato presentato e vinto dal Codacons che adesso sta affilando le unghie per passare da quella che hanno considerato la “prova generale” alla battaglia vera e propria: un milione di ricorrenti da raccogliere in decine di altre città in tutta Italia.

Per Carlo Rienzi, presidente del Codacons, si «tratta di una vittoria importantissima perché pone termine all’impunità di regioni e ministeri che per non spendere i soldi stanziati o non sapendoli spendere, hanno tenuto la popolazione in condizioni di degrado e di rischio di avvelenamento da arsenico. Ora i singoli presidenti delle regioni e i singoli ministri dell’Ambiente e della Salute succedutisi negli ultimi anni, quando promettevano all’Europa bonifiche delle falde in cambio di aumento dei limiti di presenza del metallo velenoso nelle acque, dovranno essere perseguiti dalla Corte dei Conti per rimborsare l’erario dei soldi che dovranno risarcire agli utenti». Secondo il Tar del Lazio, bere «acqua all’arsenico può produrre tumori al fegato, a cistifellea e pelle, nonchè malattie cardiovascolari». Continua a leggere

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