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Porto Torres, il ministero (ora) è al fianco delle vittime

Un’inversione di tendenza? Non lo so. Diciamo che questa mossa, per adesso, m’è piaciuta: il ministero dell’Ambiente si costituirà parte civile nel processo per l’inquinamento del mare davanti al polo petrolchimico di Porto Torres.

E insieme al ministero ci sono l’Ente Parco dell’Asinara, l’Associazione dei Medici per l’Ambiente, il Comune di Stintino, oltre a un gruppo di pescatori e di cooperative e imprese di Porto Torres che lavorano nella darsena. Porto torres è un posto magnifico, se non fosse per la pesantissima attività industriale che – qui come altrove – politicanti ben poco lungimiranti hanno pensato di insediare.

A quest’angolo di paradiso è toccato il polo petrolchimico e in questo processo sul banco degli imputati ci sono quattro tra manager e dirigenti delle industrie Ineos, Syndial e Sasol. Ad aprile (il 27) i quattro imputati dovranno difendersi dalle accuse di disastro ambientale e di avvelenamento continuato e doloso di sostanze destinate all’alimentazione. A giudizio sono finiti  – sì, li voglio fare i nomi – Gianfranco Righi, legale rappresentante della Syndial; Guido Safran, manager della Sasol Italia; Diego Carmello e Francesco Maria Apeddu, rispettivamente legale rappresentante e direttore di stabilimento della Ineos Vinyls. Si tratta dei manager delle aziende che si affacciano sul porto industriale e che, secondo il pm Michele Incani, riversarono in mare composti chimici e metalli. In caso di condanna gli imputati rischiano pene superiori ai 15 anni di reclusione, perchè l’accusa – ed è la prima volta in Italia che accade in processi per inquinamento – sostiene che ci sia stato del dolo. Il Comune di Porto Torres, la Provincia di Sassari, l’associazione Anpana, i maestri d’ascia Polese che lavorano da generazioni nel porto si erano già costituiti parte civile nel corso dell’udienza preliminare. All’udienza di stamattina era presente una rappresentanza di esponenti di Irs (Indipendentzia repubrica de Sardinia) guidata dal leader Gavino Sale, il movimento indipendentista sardo che denunciò la vicenda con un blitz nella collina di Minciaredda, ribattezzata «La collina dei veleni», nel 2003.

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Eternit, aspettando la sentenza con la “toga verde” per eccellenza, Raffaele Guariniello

Voglio prepararmi a domani, al giorno in cui arriverà la sentenza di primo grado al processo Eternit, segnando bene in memoria quanto ha detto un paio di giorni faRaffaele Guariniello, procuratore aggiunto di Torino, istruttore del processo e una delle toghe verdi più preparate e agguerrite d’Italia: «Non importa – ha detto Guariniello – quale sarà l’esito del nostro processo. L’importante è portare il problema alla luce del sole. Non solo da noi a Torino, ma dappertutto. Mi hanno mostrato foto e filmati di operai che in Brasile, in India e in Cina non portano nemmeno una mascherina sul volto, altro che protezione totale. Ma l’uomo non può essere trattato in maniera diversa a seconda di dove vive».

L’uomo non può essere trattato in maniera diversa a seconda di dove vive. E di dove lavora, aggiungo io. Continua a leggere

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