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Come se niente fosse

Schermata 2013-02-17 alle 09.49.22Taras, ancora tu. La cronaca giudiziaria la conosciamo. Il gip ha acconsentito allo sblocco dell’acciaio sequestrato per la vendita.
Non è una resa, è il contrario.
La vendita è stata affidata ai custodi giudiziari e il ricavato è blindato (800 milioni stimano gli stessi custodi, un miliardo dice invece l’azienda) in un fondo per la confisca.
Secondo il Sole 24 Ore è quasi certo che l’Ilva impugnerà al Tribunale del Riesame l’atto del gip e d’altra parte l’azienda lo ha già contestato con una nota definendolo «illegittimo» e adottato quando ormai la Corte Costituzionale sta per pronunciarsi sulla legge 231 del 2012 (lo fará ad aprile).
«Inopportuna» viene poi definita dall’azienda la decisione di bloccare a tempo indeterminato le risorse della vendita anziché usarle per la bonifica ambientale e quindi «nell’interesse dei cittadini». 
A me questa frase fa venire rabbia. Come può parlare l’azienda dopo quello che è avvenuto nelle scorse ore e che è stato documentato da un video dell’instancabile Fabio Matacchiera. Il video è stato oggetto di un esposto consegnato dallo stesso Fabio, presidente del Fondo Antidiossina, nelle mani del dott. Franco Sebastio, Procuratore capo di Taranto.
Scrive Fabio: «Il magistrato mi ha convocato presso gli uffici della questura di Taranto per avere ulteriori ragguagli. Un lungo colloquio interessante e cordiale alla presenza di alcuni funzionari della Digos. Il video dimostrerebbe che la situazione rimane immutata e “consolidata”, proprio a causa del “via libera” dato dal Governo all’ILVA di Taranto a continuare a produrre con gli impianti inquinanti e posti sotto sequestro dalla Procura di Taranto. Occorrerà aspettare il parere della Corte Costituzionale circa la eventuale  incostituzionalità del decreto legge (salva Ilva), tramutato in legge che violerebbe diversi articoli della Costituzione». 
Ma ecco cosa raccontano i colleghi del Sole 24 Ore: « La nube è stata provocata dalla fuoriuscita di gas a seguito dell’improvviso blocco di una turbina collegata all’altoforno 5, il più grande dello stabilimento e fra gli impianti sequestrati a luglio dai giudici per inquinamento. Il blocco ha infatti mandato in avaria il sistema che regola la pressione del gas dell’altoforno e quindi fatto scattare in automatico le valvole di sicurezza. I tecnici, subito intervenuti, hanno poi ripristinato la normalità e nuovamente regolato la pressione. E anche se l’Ilva dice che tutto è durato un minuto e che non sono state immesse nell’aria sostanze inquinanti, né ci sono state conseguenze a persone e impianti, è bastato poco per creare allarme a Taranto dove sull’ambiente e sull’Ilva c’è un livello di attenzione molto alto».
È bastato poco???
Ad andare in tilt è stato l’altoforno sequestrato, l’Ilva continua a produrre, come se nulla fosse, e la gente a morire, ed è proprio come se nulla fosse, l’azienda vorrebbe i soldi dell’acciaio in vendita per la bonifica, nell’interesse dei cittadini, sostiene. Ma è proprio quello che intendono fare le toghe verdi di Taranto. Se glielo lasciassero fare, per l’appunto.
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I numeri misteriosi dei morti di Taranto. In pratica, il segreto di Pulcinella

È stato divertente assistere al balletto di comunicati stampa con i quali il ministro della salute ha smentito se stesso.
Ci sono. Non ci sono. Poi ci saranno. Invece, ci sono. Più che un balletto di numeri è stata una tarantella di comunicati stampa.
Quante sono le vittime tarantine dovute all’inquinamento? Il 10% in più di quelle attese, secondo lo studio Sentieri – che chiameremo 1.0 – quello aggiornato fino al 2002 che è stato presentato ieri, 18 settembre.
Signor ministro, ma non possiamo divulgare dati più aggiornati?
Risposta, al telefono, dell’ufficio stampa, seguito da testuale comunicato stampa: “Eh non sono ancora pronti. Sono ancora oggetto di verifica scientifica. Saranno divulgati nei prossimi mesi”.

Eppure, uno dei coordinatori del progetto Sentieri, che conosco dai tempi della “fase calda” dell’inchiesta sull’uranio impoverito, mi ha confidato che quei dati ci sono, sono pronti, assemblati, “devono solo essere rilasciati dal ministro che se li tiene stretti per motivi politici”.
Signor ministro, ma insomma? Che ci sarà mai scritto di così sconvolgente che non sappiamo già? Quali verità che gli ambientalisti tarantini non stiano divulgando da almeno dieci anni? Avete fatto analizzare cozze e formaggi. E allora? Lo sappiamo bene quanto siano inquinate e quanto la catena alimentare sia compromessa. Niente, per il ministro, il 17 settembre – data del comunicato – i numeri non erano ancora presentabili. E ieri ha illustrato la situazione – non solo di Taranto ma dei 44 Sin, siti di interesse nazionale, espressione edulcorata che indica quei buchi neri di morte e inquinamento sparsi in tutta Italia, da Marghera a Porto Torres, da Pavia a Napoli Est – riferendosi al 2002.

Poi arriva Angelo Bonelli e Peacelink, che fanno sapere che hanno il rapporto aggiornato, che lo presenteranno oggi a Taranto. Sbugiardando il ministro.

Quindi dal dicastero della Salute (sic! Cambiamo nome, please) fanno sapere che il rapporto sarà presentato il 12 ottobre.
Dunque è vero? Avevate questi numeri?

Non si disturbi signor ministro, glielo dico io quante sono le vittime dell’inquinamento a Taranto e nel resto d’Italia: troppe.

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